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I.A. genera D.N.

Non so se sia abbastanza chiaro ma… l’intelligenza artificiale genererà la “deficienza naturale”.

Siamo all’alba di una nuova specie umana basata sulla “deficienza” (deficere = mancare di).

Alle persone non verrà più chiesto di ragionare su sistemi complessi, su intrecci situazionali e relazionali dove, appunto, il calcolo algoritmico in codice binario avrà la meglio.

Questa modalità non altera troppo il funzionamento del pensiero di chi è già su questa terra da qualche tempo ma, chi arriverà dopo di noi, si troverà servita ,su un piatto d’argento, la sua dose personale di “intelligenza” virtuale, con cui organizzare i tempi e le scelte della sua vita. Si provocherà uno spegnimento graduale del pensiero logico, organizzativo e procedurale, quindi si avrà la mancata creazione di connessioni neurali e, a cascata, l’atrofizzazione di alcune zone cerebrali. Avrà una ripercussione non solo culturale ma anche biologica e genetica.

Pian piano saranno i calcoli algebrici a dirci non solo “come” prenotare una vacanza, bensì a consigliarci “dove“, “quando” e “come” andarci. Già ora le applicazioni sulla salute ci consigliano cosa mangiare, quando bere e i momenti per bruciare più grassi e calorie. Passo passo, nel giro di qualche generazione, gli esseri umani perderanno gran parte delle loro capacità decisionali e, in quel momento, il nostro fallimento come specie, al di là della nostra capacità di sopravvivenza corporea, sarà finalmente evidente.

Non saremo più “persone”, non ci sarà niente di “personale” in noi.

Abbiamo sempre nascosto la nostra paura di vivere e, ora, deleghiamo l’Anima agli elettroni. Ci siamo fulminati il cervello, completamente.

Attitudine inversa Aku_invisibilecomeunraggiodiluce

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