Partiamo da un concetto semplice semplice, punto uno: gli adulti rimangono (quasi sempre) dei bambini mal cresciuti.
Non importa quanti anni abbiano; alcune modalità di base verso l’approccio alla realtà sono sempre uguali e ripetitive, perché vissute male fin dall’infanzia.
Uno dei casi più eclatanti riguarda la “modalità di apprendimento” dell’adulto.
Nella vita paghiamo tantissimo la nostra incapacità di gestione all’interno di questo ambito… l’apprendimento.
Da qui una cascata di potenzialità inespresse nell’essere umano e, di conseguenza, il facile gioco del virtuale che, attraverso queste crepe si insinua in noi, sostituendo ciò che ci manca con facilitazioni digitali della realtà.
Tutto ciò che dovevamo imparare lo abbiamo appreso attraverso modelli educativi pieni di sterile nozionismo, nervosismo e ansia da prestazione.
Le materie scolastiche erano delle dimensioni oscure da cui riuscire a scappare al più presto, in quanto ogni cosa era rappresentata come un gioco al massacro: “O la sai (ripetere, non capire) o vieni bocciato, non sei adeguato!”.
Messaggio semplice e chiaro; trasmette esattamente il contrario del piacere di apprendere, attraverso errori e nuovi tentativi, in un ambiente accogliente.
Invece che godere del processo di crescita (in ogni ambito), ristagniamo nel sentimento opposto: un senso di inadeguatezza, fastidio e pesantezza di fronte alle sfide della conoscenza.
Gli adulti sono i peggiori bambini, rifiutano di controllare il processo di iniziale incapacità che, ovviamente, si presenta ogni volta che qualcosa di nuovo viene sperimentato.
Questo comportamento agito è il vero modello che si trasmette anche alle nuove generazioni: tutto e subito, zero sbatti per mettersi in discussione e plasmare il cervello alla calma, alla riflessione e all’azione sensata, coerente. Utopia.
Secondo punto: il cervello è un organo, uno degli organi più delicati e “precisi” che ci sia, la sua materia genera il pensiero. Come sapete tutti questa è una magia, una delle vere magie fondanti la vita.
Purtroppo chi non lo sa …si perde, pensando di essere il suo cervello che pensa.
Come tutti gli organi, il cervello ha problemi biologici, nel suo finissimo meccanismo di funzionamento (calibrato su piccolissime quantità di molecole) è normale che non funzioni sempre bene.
Però… qua si apre un crepaccio nel quale cade quasi tutto il genere umano.
Quando stiamo male alla schiena, da chi andiamo?
Quando ci tagliamo un piede, quando ci viene un infarto, ingrassiamo di colpo o abbiamo un incidente… da chi ci facciamo curare?
Facciamo da soli o chiamiamo il nostro miglior amico che ci consola? Andiamo fuori a bere per non pensarci?
No. Andiamo dagli specialisti: massaggiatori, dottori, dermatologi, dietologi, psicologi, coach, fisioterapisti…
Perché per il cervello non abbiamo lo stesso atteggiamento scientifico e realistico?
Diciamo di essere maturi, concreti e pragmatici nell’affrontare la vita ma
quando abbiamo problemi, difficoltà e disagi dei sistemi di pensiero, la soluzione è più simile a un’improvvisazione da baraccone circense.
Hai un esaurimento nervoso? Chiami l’amica.
Hai sofferenze nel pensare ad alcune dimensioni del tuo “io”? Vai a ballare o a fare l’aperitivo.
Fai fatica a costruire una visione serena e integrata del tuo percorso di vita? Ottimo, ci aspetta il ristorante di pesce.
…facciamoci del male!
Gli adulti giocano, sostituendo le macchinine e le bambole con i soldi, le case e le persone; pensando che giocando con cose più importanti si diventi grandi ma…non funziona così. Grandi si diventa lavorando anche dentro, non solo fuori.
Non ci lamentiamo tutti, infatti, della grande immaturità e incompetenza che c’è in giro, soprattutto da parte di individui che hanno posizioni e ruoli sociali incredibilmente prestigiosi e che, poi, si rivelano di una pochezza disarmante fuori dal loro piccolo mondo preimpostato e dalle loro quattro parole ripetute a slogan?
Detto questo ora abbiamo una grande fortuna, l’intelligenza artificiale ci salverà tutti!!!
Prima la troveremo negli occhiali, poi probabilmente nelle lenti a contatto e auricolari e, infine, un piccolo circuitino direttamente sulla coppa, appena sopra il collo. L’intelligenza artificiale implementerà in tempo reale la nostra capacità di calcolo, risposta, memoria.
Finalmente, se anche la nostra deficienza umana ci facesse dire qualche stronzata, avremo la scusa definitiva, la chiave universale per rimbalzare ogni accusa. Alla fatidica domanda: “Sei stato tu?” potremmo finalmente rispondere con grande sollievo: “Non sono stato io. Aiuto! Mi hanno hackerato il cervello!”.
Finisco questo articolo sapendo che è davvero l’ultimo, nel prossimo pubblicherò solo alcune foto della cronistoria di questo blog.
Nel terminare questo lungo viaggio aggiungo una profezia in stile Nostradamus: le macchine intelligenti non ruberanno il lavoro a nessuno, semplicemente… andremo a lavorare per loro.
Chiaro, no?
Purtroppo ci sono già movimenti culturali che pensano che l’intelligenza artificiale sia una nuova specie esistente e, come tale, abbia il diritto anche di superare l’uomo e succedergli come specie “dominante” sulla terra e, ovviamente, anche nello spazio; infatti le macchine artificiali trasferiscono la loro memoria e conoscenza attraverso segnali digitali che viaggiano alla velocità della luce e non hanno bisogno di aria. Possono colonizzare molti pianeti nella galassia: un essere artificiale può trasferire la sua memoria su una macchina identica che si trova a milioni di km di distanza, moltiplicando la sua identità su innumerevoli cloni indistinguibili.
C’è solo un piccolo problema.
I chip, i circuiti e i programmi che sono il corpo e il pensiero della macchina non si sono autonomamente generati o evoluti come specie vivente: sono stati assemblati dall’uomo.
In natura nessun minerale si mette a camminare sulle sue gambe per unirsi ad altri minerali e poi generare un linguaggio di comunicazione specifica con cui programmarsi per diventare un circuito elettronico; non esiste e non è mai esistita una tale “entità”.
Che ora queste macchine senzienti possano anche assemblarsi, replicarsi e reperire energia per alimentarsi in maniera autonoma, se opportunamente programmate… è vero, è drammaticamente vero.
In questo momento l’umanità è a un bivio; piacendole così tanto guardarsi allo specchio… prenderà la strada che vede riflessa, quella sbagliata.














































































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