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Holidays Tips: in vacanza.

In vista delle tanto desiderate vacanze estive pongo una domanda cruciale: volete essere invitati più spesso alle case al mare dei vostri amici, alle feste che contano e, sicuramente, risultare più simpatici a prescindere?

Allora dovete andare a trovarli con un omaggio di classe, gusto e incommensurabile stile che faccia dire loro: “Che piacere vederti!”.

Regalate un libro.

Offritegli qualcosa che duri nel tempo, che possa occupare la loro mente per un pò di giorni, qualcosa che possa essere utile a comando, quando vogliono loro.

State regalando loro nuovi spazi e dimensioni, nuove persone, luoghi ed emozioni… tutto in uno. State regalando un pezzo di mondo. Offrite avventure, curiosità e conoscenza a chi volete bene; ve ne sarà grato.

Regalate qualcosa di diverso, di nuovo, di unico: Attitudine inversa Amazon Store Mondadori Store Santelli Editore Store Libreria Universitaria Store Libraccio Store IBS Store

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Vivere punti di vista.

Con gli occhi proiettiamo la nostra identità all’esterno.


Aggrappiamo la percezione delle nostre emozioni, della nostra profonda identità alle “immagini di risposta” che riceviamo da fuori, dal mondo che ci risponde. La parte visiva della realtà ha preso il sopravvento sugli altri sensi; ciò che vediamo influenza, a cascata, ciò che ascoltiamo, odoriamo, tocchiamo, pensiamo…
I nostri occhi, trasportati dalle meraviglie del mondo, guidano illusoriamente tutti gli altri sensi che, come agnelli sacrificali, seguono lo scintillio con cui le cose ci appaiono. Una scintilla che parla di vita, del desiderio di trovare qualcosa per noi; fatto apposta per noi.
Trovare quel qualcosa che non tradisca, che non scompaia, che non reagisca alle nostre imperfezioni e accetti ogni cosa secondo il “nostro” flusso.
Purtroppo quella “cosa”, quella magica esistenza ed essenza purificatrice può abitare dentro di noi solo a tratti, istanti… momenti che vorremmo durasse in eterno. Non si può: ogni cosa al di fuori di noi “è” e “rimane” all’esterno, risulta impossibile inglobare ciò che non ci appartiene in una fusione totale e senza fine. Non si può, non in questa dimensione di vita.
Esistono, però, persone e situazioni che sono in grado di regalare questa magia, questo stato divino di piena presenza e contemporanea assenza delle identità, fuse in una condizione di assoluta e perfetta imperfezione ma… (nella vita, quella vera, c’è sempre un “ma”) nella loro umanità possono farlo solo a momenti.


Il resto, invece, sono solo estenuanti corse; affannosi percorsi ad ostacoli, sbavando dietro a ciò che i nostri occhi hanno bisogno di vedere, dietro l’illusione di sagome e profili gradevoli, per non guardare dentro di sé.

Dovremmo, seppur con fatica, cercare di invertire lo sguardo all’interno: una piccola parte del tempo che impieghiamo a “guardare” fuori, dovremmo investirla a guardarci dentro.
Devo trovare prima di tutto me stesso, riempiere ciò che sono di me.
Senza narcisismo o presunzione, senza cadere nel vittimismo e nella bassa autostima: equilibrio, equilibrio nel paradosso.
E’ l’unica possibilità di presentarmi al mondo senza illudermi che esso dovrà darmi ciò che merito.

Tu sei mai stato creduto?

Intendo creduto davvero, con quella fiducia che non viene dal risultato che porterai, ma dall’essere visto nella tua pura intenzione.

A me non mi ha mai creduto nessuno; mai in quel modo, mai appieno; in genere vengo creduto fin dove arrivano i limiti della persona che mi vede e solo se dimostro un risultato a lei comprensibile.
Tutti noi addormentandoci sentiamo che siamo soli, troppo spesso soli.
Chi riesce a regalarci momenti di vera compagnia andrebbe tenuto stretto.
Compagnia non significa solo tempo e cose fatte insieme; significa la qualità con la quale queste cose erano, sono e saranno fatte: con una vera intenzione di cura e benessere. Compagnia significa essere reciprocamente creduti per ciò che si è.

Ci hanno cancellato la memoria, miliardi di stimoli: persone, facce, parole… troppo di tutto.
Rimanere nel silenzio da soli sembra una follia, i nostri occhi cercano di aggrapparsi a qualcosa che si muove, che “anima” il nulla che ci compenetra.
Ma ogni tentativo è vano, illusorio, non rimane.
E ripartiamo da capo.

Solo quando saremo capaci di riornare all’accettazione di una condizione di accurata selezione degli stimoli, solo allora troveremo ciò che cerchiamo.
Solo allora inizieremo a vedere davvero.

Purtroppo la risposta inconscia è sempre una: negare.
Ci aggrappiamo alle necessità e ai doveri, a ciò che è obbligo e non “scelta”.


A mio parere, per scegliere, è fondamentale spostarsi su due campi, queste due dimensioni sviluppano senso di identità e di scelta: arte e relazione; relazioni artistiche. Dove con arte si intende il significato più puro che assume questa parola: esprimere se stessi.
Tutto è Arte: anche chiudere uno sportello della macchina può esserlo, se magari, nel farlo, vogliamo stimolare una reazione divertita di chi ci sta accanto e, quindi, chiudendolo con una piroetta, un demi-plié e un inchino fatti con eleganza e ironia, possiamo regalare all’altra persona qualcosa di unico, non comprato ma bensì pensato. Sentito, agito. L’unione tra il dovere e il piacere; una vera dedica, qualcosa di proprio, irripetibile.

Ci aggrappiamo a mostrare la nostra identità attraverso il controllo delle dimensioni del “dovere”, che si trovano nella famiglia, nel lavoro e nei rapporti sociali.
Dovere. Dover dimostrare di essere all’altezza, di essere bravi, di essere belli e buoni: sempre e tutto insieme! Facendo i conti con mille opinioni diverse; pareri, consigli e giudizi di persone che, spesso, non hanno un reale interesse per noi, se non per quello che siamo a loro utili; dotati di una sensibilità empatica pari a quella di un batterio intestinale.

Rimaniamo in balia del mare di persone e cose in cui siamo dispersi e facciamo una fatica bestia a dire a noi stessi: “Basta, cazzo, datti una calmata! Non sarà tempo perso, anzi; il tempo diventerà flessibile e mi darà spazio perché, finalmente, me lo sto dando io stesso”.
Impossibile. Sembriamo programmati per negare ciò che ci fa bene.
Scappiamo dalla serenità, scappiamo dalla crescita graduale.
Gli adulti sono i peggiori bambini: mantengono la parte pretenziosa e pretendono di saper fare tutto subito; se non riescono allora schifano quella cosa.
La parte infantile sana, quella di ricordarsi che si impara da qualsiasi cosa, quella che curiosamente cresce ed evolve giorno per giorno… l’abbiamo dimenticata, lasciata andare.
Ovvio, visto che ce l’hanno fatta vivere come obbligo, come “dovere”; ritorniamo al concetto di prima. Non c’è rimasto niente di questa fase di crescita e apprendimento.
Non abbiamo preso il bello di crescere, ma solo il senso di pesantezza e obbligo.

Cosa rimane?
Cosa rimane, quindi?

Esistono al mondo, forse, una manciata di persone adatte a noi che capiscono questo. Forse…
Ma prima di tutto dobbiamo capirlo noi, non l’eventuale persona che ci sta vicino.

La felicità è nulla, se non è condivisa… non autoprodotta né comprata.

Gli aperitivi, il mare, le vacanze, i viaggi…arriva tutto.
Ma senza questo livello di consapevolezza rimane davvero poco, forse nulla.

La quantità copre ma solo la qualità realizza.

Non stiamo vedendo niente, se guardiamo solo con gli occhi.

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The first Real Woman

Vorrei raccontarvi una storia, una storia vera, dedicata a chiunque abbia un’anima per capirla.

Questo è un racconto dedicato in particolare alla Donna, quella splendida energia che brilla all’interno di ogni femmina, lo spirito della creazione e del potere di dare la vita. Questa è la storia del vostro primissimo prototipo, qualcosa di così strano da non sembrare vero.
Eppur lo è.

Chi fu la prima donna del genere umano, la rappresentazione narrativa per eccellenza del ruolo del femminile?

“Eva”, sorge spontanea la risposta.


Quanta ignoranza ci riversano nella mente, ci vogliono far conoscere solo ciò che fa comodo.

Non è Eva la prima donna creata dalla Divinità, secondo le tre principali teologie monoteiste (l’Ebraismo di Abramo, il Cristianesimo di Gesù e l’Islam dei “muslim”, i sottomessi a Dio).

Non è affatto Eva, creata da una costola di Adamo ad essere la prima femmina umana.

Lilith.
Essa fu, all’alba dei tempi.
La leggerdaria Lilith.

Essa fu creata alla pari di Adamo, come lui dalla terra.
E a lui era pari; non dipendeva da lui, non era parte di lui.
Infatti a Lilith non piacque per niente il piano di Adamo di farne la “sua metà”.

Lilith voleva decidere da sola.
Magari sarebbe stata con Adamo, magari no. Forse ci sarebbe stata se Adamo si fosse comportato in maniera equi-paritaria.
L’unica cosa sicura è che lei era come lui, alla pari. Stessi doveri e stessi diritti.

Per questo, in una visione di sottomissione imposta dalle debolezze del maschio, si staccò.
Adamo la odiò per questo, invece di capire il valore di una condizione di vera sincerità, di purezza concettuale.
Lilith pensava con la sua testa: “Sto con te perché lo voglio, non perché come donna mi devo completare con un uomo che mi faccia sentire protetta e sicura.
Come tu proteggi te stesso, mi proteggo pure io da sola, caro Adamo”.
Lilith aveva una visione veramente positiva del rapporto di coppia, mentre Adamo era il solito bambinetto capriccioso, insicuro… il classico uomo forte fuori e debole dentro.
Solo accettando la parità con Lilith, Adamo stesso si sarebbe evoluto.
Invece Adamo emarginò Lilith ed essa, saggiamente, si rifugiò a vivere coi demoni, gli Angeli caduti.
Anche loro conoscevano la differenza tra scelta e obbligo.

Adamo, invece, corse a piangere al cospetto del Divino e implorò qualcosa di meglio (secondo lui); così, dalla sua costola, nacque Eva, il suo clone parziale.
Eva lo servì e riverì in tutto, a discapito della sua identità, portando in dote alle generazioni future un senso di “appartenenza” al maschio.

Ecco la narrazione del tipo di donna che serve a questo mondo infame. Una donna Eva, perennemente sessualizzata e sessualizzante.
Tutto si basa sul “cercare” il proprio completamento in una visione già distorta in partenza: si cerca di completare quel “corpo” maschile in cui manca la costola. Nasce l’amore morboso per “il padre, l’uomo” che ti proteggerà, riportandoti dentro di sé. No, non funziona così.
Se ti porta dentro di sé, non sei più Tu, sei lui, o quello che lui è capace di fare con te (poco).

Infatti si generano tipi di donne che hanno continuamente un rapporto di misura con il maschio, in ogni modo possibile.
Le Eva che vivono per essere la donna di qualcuno: si illuderanno, faranno e si faranno fare di tutto per arrivare alla fusione totale, fino all’estremizzazione masochista di assoluta passività, fino a rischiare e perdere la vita.
Le Eva che, al contrario, arrivano ad odiare gli uomini perché essi non sono stati in grado di “riportarle” dentro di loro; quindi li “usano”, amandoli (pensa lei) in un modo dominante, attivo, arrivando al sadismo. E volendo che un uomo perda la testa, la vita, solo per loro.

In mezzo, tutte le versioni intermedie; sempre un bilanciamento tra sottomissione e dominanza, sbagliato a prescindere.
Non esiste un equilibrio nel giudizio di cose che non dovrebbero essere vissute così.

Al contrario, quasi invisibili e molto di nicchia, esistono delle Lilith che sono e sanno ciò che vogliono.
Meravigliose donne che possono essere etero, lesbo, trans, bisessuali, o amarsi da sole… in ogni caso sanno cosa stanno facendo.
La sessualità è consapevole, bilanciata e non tutto diventa oggetto di questa discriminante; il sesso è una parte della Vita che, nella consapevolezza,
è sempre legata una scelta. E una Lilith, visto che ama sé stessa, ama anche la persona con cui sceglie di unirsi, in maniera completa.

Lilith creò la sua stirpe, insieme a demoni giusti e uomini saggi, entrambi in cerca di redenzione.
Le Lilith non devono completarsi, non devono “trovare” qualcosa. Sanno perfettamente che è tutto già a disposizione, è tutto dentro di noi.

Ecco…
volevo fare un regalo puro e sincero a tutte le donne.
Se questa piccola riflessione su quanto diamo per scontato alcune verità (che, tecnicamente, tali non sono) vi è stata utile…condividetela.
Regalate un pò di sana consapevolezza in giro, alle amiche che amate e alle donne che stimate.
Anche a quelle che vi stanno antipatiche, se siete abbastanza forti da gestire la situazione!

Riflettete su come sono andate e vanno le cose, traete le vostre conclusioni.

Tornate alla Lilith che è in voi.
Non cercate di “trovare” ciò che è già dentro ciascuno di noi, non cercate di fondervi con ciò che non siete; piuttosto imparate a complementarvi.
Abbandonate la sicurezza del costume di Eva e trovate la vostra verità.

Con tantissimo affetto ed emancipazione,
Alessandro.

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In cosa credi?

Se vivrete per qualcosa di superiore a voi, per qualcosa oltre voi stessi…

…se capirete che una parte dell’identità di ogni essere si trova nel dare, non solo nel ricevere…e che in quel “dare” risiede il Divino, indipendentemente da religione, etnia o cultura a cui si appartiene… allora verrete protetti da ciò che pensate sia Vero.

Perché sentirete oltre il vostro ego. Finalmente avrete trovato qualcosa di più grande, più importante in cui Credere. Si apriranno le porte dell’Eterno e dell’Infinito.

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Ce l’hanno fatta! Europa s.p.a.

Ce l’hanno fatta, ci sono riusciti!!!

Europa s.p.a. (s.ocietà p.er a.rmi)

Sono riusciti a trasformarla definitivamente nella multinazionale che volevano. Un vero “affare”, no?

E’ finita la pacchia, anche qua torniamo alla legge del più “forte”??? (o tonto?).

Contando il mare di nuove tecnologie e l’I.A. e i Robot e le S.U. (Stronzate Ultrasoniche, quelle non mancano mai)…maaaaa… secondo voi non serviva una bella scusa per poter spendere un sacco di nostri soldi in produzione di cose che non verranno veramente usate (sono un deterrente, giusto?) e di cui nessuno avrà mai beneficio?

Oplà, il gioco è fatto. Magia (nera).

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Profezia che si avvera

Quale è stata la prima cosa che hai pensato sarebbe successa iniziando un percorso, un progetto, una nuova avventura? Come hai visualizzato che sarebbe andata a finire?

Attenzione! Cancella subito quella prima sentenza se non vuoi che diventi la pietra angolare del tuo dubbio o il macigno che che schiaccerà le tue certezze; il basamento su cui ergi il monumento alla tua impressione. La tua profezia si avvererà.

Solo stando nell’indefinito si può capire cosa serve e bisogna definire. Non lo dico io, non lo affermo in base a una mia idea… la negazione e i meccanismi di proiezione auto-riferiti sono le nostre difese più utilizzate.

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Grazie!

Posso solo ringraziare di cuore Elisabetta, Rosy, Lucia, Stefania e i due Massimo che hanno dato fiducia alle mie parole, ai miei pensieri e racconti. Aspetto con curiosità i vostri commenti su Amazon, Mondadori, Santelli edizioni, Feltrinelli, Libreria Universitaria… quando lo avrete finito lasciate la vostra più pura e viscerale impressione, sarò felice di questo.

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Papacqua presenta: 7-2-25

Al Centro culturale A.R.C.I. Papacqua di Mantova, ore 20.30

📍 Arci Papacqua – Via Daino 1 – Mantova

ℹ Evento gratuito riservato ai soci/e Arci

🍅🥗 Cucina aperta con proposte vegane e vegetariane 🍷🥛

📲 Prenotazione obbligatoria: 0376 364636

Attitudine inversa A.R.C.I. Papacqua

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Fatti & Parole, solo e sicuro.

I fatti non sono più importanti delle parole che li descrivono. Brutte parole generano brutti fatti, qualsiasi sia il risultato…il percorso è perduto. Il fine non giustifica i mezzi. Finché il nostro linguaggio mentale sarà di paura, sfiducia e conflitto, i fatti corrisponderanno a ciò che li ha generati: il pensiero. Attitudine Inversa

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