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Frequency overdose.

Anche noi abbiamo un’antenna; noi “siamo” un’antenna. Emettitori e ricevitori multisensoriali ma, purtroppo, il nostro senso più importante, il “Senso di noi”, è sepolto molto in profondità, troppo.

Alcuni lo chiamano sesto senso, altri intuito, quasi tutti la chiamano “coscienza”. Si manifesta in precisi attimi, specifici momenti della nostra esistenza in cui percepiamo il nostro sé come dentro una scatola (il corpo), circondato da strutture invisibili (i pensieri) che, come recinti insuperabili, gli impediscono di uscire davvero, di essere libero nel mondo.

Il nostro “senso di essere”, su cui basiamo la responsabilità di darci, appunto, un motivo per vivere un altro giorno ancora, è troppo sottovalutato. Mente e corpo prendono facile possesso di ogni esistenza, se non si capisce lo schema.

Non è forse verso che i principali obbiettivi delle persone sono legati alla soddisfazione dei loro piaceri mentali o fisici? A volte ci illudiamo di essere “la Mente”, facendo sì che la visione della nostra vita e le nostre emozioni vengano realizzate attraverso le capacità razionali, di pensiero e di calcolo; ogni cosa ha un valore, è un gioco di pesi e contrappesi su un’eterna bilancia di valutazione, mai in pari. Altre volte ci chiudiamo nel “Corpo” e vogliamo essere ciò che appare, essere solo ciò che si vede di noi da fuori, dall’esterno; così possiamo gestire la nostra identità come fosse un oggetto da abbellire con i migliori orpelli che ci possiamo permettere e, ottenendo accettazione dagli altri, raggiungiamo il nostro obbiettivo.

A volte siamo schiavi di entrambe le due entità e pensiamo, erroneamente, di essere anche migliori degli altri: mente sana in corpo sano, giusto?

In parte.

Mente sana e corpo sano, certo ma… su quale modello di riferimento?

L’unica cosa su cui ci si può affidare davvero diventa sempre e solo una: la coscienza, il sé. O ci si affida ad altri (ma su quali basi gli “altri” sono effettivamente dotati di qualità migliori delle nostre?) o rimane solo una cosa: l’Anima.

Lo schema di vita, l’unico schema di vita possibile è questo: Anima; al top, in alto, cui seguono mente e corpo, come i vertici della base su cui la nostra Coscienza dovrebbe (deve) contare. Il Picco si manifesta solo attraverso una solida base, altrimenti la costruzione crolla e implode.

Lascio qua un piccolo consiglio se qualcuno avesse voglia di cercare la propria Coscienza, la propria Anima.

Sapete dov’è?

Non si trova tanto lontano… è dentro una piccola ghianda!!!

Una ghiandolina ghiandolosamente ghiandolosa che sta nella nostra testolina matta, ben protetta, al centro di tutto. La connessione tra cervello e spina dorsale; è il nucleo attorno al quale l’esistenza si sviluppa nella sua complessità. Questa ghianda, “la ghiandola” per eccellenza, stimola la ramificazione neuronale e dal suo nucleo si genera ogni altra parte di noi. Pineal Gland: l’unione tra mente e corpo. Ciò che è prima di essi, ciò che è oltre la loro semplice sommatoria; ciò a cui essi dovrebbero sottostare, inchinandosi alla sua prioritaria esistenza.

Ecco qua un breve recap:

https://www.youtube.com/watch?v=tu9azy9Mh_c

Immagini delle formazioni cristalline che ricoprono la superficie della ghiandola pineale:

Abbiamo inondato il mondo di frequenze artificiali, di informazioni ininterrotte e stimoli inarrestabili, infiniti, che corrodono le carni e i pensieri.
E’ ciò che vogliono… confusione continua e perenne incertezza.

Sto solo, proprio per questo. Cerco di fare le mie cose, che sono sensate, che sono sensibili. Delicatissime, ma non deboli; piene di curiosità, voglia di condividere e unicità.

Spero di incontrare un giorno una persona che mi Ami per questo e, necessariamente, che io senta per lei lo stesso senso di protezione e coinvolgimento che ho sentito solo una volta durante la mia vita. Deve vedermi davvero per quello che sono, che non si spaventi di tutta la piacevolissima libertà che porto con me; io la vorrei offrire e condividere e, quindi, “con-vivere” ma… in questa confusione di stimoli insensati, alla fine risulto non idoneo e controcorrente.

Non “cerco” niente, non devo “trovare” niente, non è una caccia al tesoro.

Piuttosto, come antenna, rimango in attesa di una sintonizzazione di frequenze.
Ora mi metto a fare ciò che avevo in mente e, una volta visualizzato il modo, non resta che camminare lungo il percorso.
Andrà come deve andare.

Ho deciso una cosa…
ora userò il blog per qualche canzone. Ogni tanto ne scriverò una e, se ti piace… mettila tu in musica; o trova una persona che abbia piacere a farlo.
Le appoggio qua e, se a qualcuno interessano (ne prenda una o cinque), sono sue.

Metterò l’Anima e la ghiandola pineale in ogni canzone che scriverò, promesso! 😉

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20/40/60

Breve storia… felice o triste dipende da ciò che si sceglie; dipende da noi.

20: a vent’anni pensiamo a vivere le nostre esperienze, liberi di costruirci come persone, sapendo che tanti altri treni passeranno dalla nostra stazione. Lo intuiamo, lo percepiamo quasi in maniera “biologica”, le nostre stesse cellule e la nostra forza vitale spingono per avere tutto ciò che possiamo. Così arriviamo, intorno ai trent’anni, a credere che costruiremo quel “qualcosa” che ci porterà avanti nella vita adulta, che durerà, forse, per sempre, se riusciremo a impegnarci a dovere. Ci illudiamo che troveremo il nostro posto nel mondo, che riusciremo ad avere una persona speciale a fianco, qualcuno che ci vede davvero e che, in questa unione, costruiremo una famiglia. Una famiglia diversa, dove tutto andrà bene; ci crediamo unici e che la nostra originalità potrà essere capita, che servirà per affrontare e risolvere i problemi, come gli altri non sono ancora riusciti a fare.

Poi, un giorno, si aprono gli occhi e ci si accorge che tutto è stato fatto: la casa è stata presa, il lavoro c’è, i figli sono nati. Si è raggiunto tutto quello che serviva per rendere concreta questa realtà però…

…però man mano che passa il tempo, ci si accorge che manca qualcosa. E’ un qualcosa d’invisibile, impalpabile ma, allo stesso tempo, fondamentale; seppur sia difficile da focalizzare nella sua essenza. Dentro sé stessi si cercano rassicurazioni e ci si risponde, da soli, che quella cosa, quel “qualcosa” confuso e indefinito che ora manca, arriverà. Così, prima, ci concentriamo sulla concretezza, realizzare e costruire ciò che possiamo vedere e toccare e, per certi versi, è anche giusto.

Si cerca di non calcolare niente e calcolare tutto allo stesso tempo ma, purtroppo, quell’essenza mancante, quell’eterna assenza, inizia a pesare nella sua latitanza. Aria pesante, che lascia senza respiro. Manca quella combinazione di elementi invisibili che possa rendere l’aria davvero respirabile: la mancanza di gratificazione, di flessibilità e sensibilità empatica rende tutto pesante, soffocante.

Queste sono le sostanze assenti nella ricetta della relazione… quindi il piatto non riesce. Senza l’equilibro di una piccolissima dose di queste spezie, dal gusto fortissimo, non si raggiunge l’armonia degli amari sapori che offre la vita; diventa tutto immangiabile.

Non possono essere cercati successivamente, questi fondamentali aromi devono essere il “segreto” della ricetta, non aggiunti in seguito per provare a rimediare al pasticcio.

Dentro queste “delicatezze” risiede una grandissima forza, la forza di tenere davvero INSIEME tutto ciò che si costruisce. L’energia che lega l’elettrone al nucleo è la stessa che è capace di legare due persone per la vita. 

E’ l’unica soluzione per creare qualcosa che duri davvero, capace di superare anche i momenti di allontanamento, di incomprensione, di stanchezza e di diversità dei bioritmi energetici. Senza questa energia fragile e potentissima, ciò che si costruisce non avrà nessun legante. Tutto svanisce, si frammenta in mille pezzi.

Si arriva così ai 40. 

La vasta moltitudine di persone e oggetti ora presenti nella nostra vita (fisica e mentale) si trasforma in una distesa desertica, zolle secche e distaccate una dall’altra, un terreno crepato senza più connessione. Il mancato nutrimento ha reso il suolo inospitale e ha inaridito ciò che avevamo piantato. A questo punto prendiamo una decisione: facciamo da soli.

Iniziamo a fare davvero tutto da soli, per necessità, per istinto di sopravvivenza. Ciò che ci circonda ha bisogno di attenzione, seppur non se ne riceve altrettanta in cambio; per mantenere quel poco che abbiamo dobbiamo, comunque, continuare a offrire, sudare e soffrire, senza ritorno.

Poi, dentro questo deprimente realismo, proviamo a metterci di nuovo in gioco, cercando di trovare una compagnia e un supporto, per condividere con più consapevolezza questa difficile dimensione in cui si è precipitati. Una persona che, finalmente, possa vederci per quello che siamo, incluso il fallimento delle nostre prime illusioni. Si riprova, ci si impegna per “sentirsi” più maturi, più grandi. Spesso si sceglie un partener modificando i propri parametri, rinunciando ad aspetti che riteniamo più effimeri per selezionare chi presenta delle caratteristiche, in apparenza, più solide e adulte.

Finché la vita, quella vera, non bussa di nuovo alla porta.

Allora ci si accorge, proprio in quel momento, che anche a quaranta non tutto è così “maturo”, pronto e perfetto come ci si illudeva che sarebbe stato. Ci si accorge che il proprio bambino interiore e, allo stesso modo, quello del proprio partner, non è poi così cresciuto. Si realizza che aver forzato uno sviluppo e una maturità interiore solo per accondiscendere a certi schemi preconfezionati… non funziona, di nuovo. Non funziona proprio, anzi, portarsi su un piano più adulto, elevato, senza esserne veramente preparati provoca ancor più danni, più dolore, a sé stessi e agli altri.

Si inizia a perdere davvero fiducia.

Non si perde solo fiducia negli altri ma, ancor più grave, in sé stessi. Ci diciamo che se non siamo riusciti a combinare qualcosa di decente con l’entusiasmo dei venti, con la forza dei trenta e, poi, con la maturità dei quaranta… allora di certo, dopo, non sapremo fare di meglio. Crediamo che le occasioni buone siano già passate e noi stessi, forse, non ci sentiamo più “buoni”… giovinezza e forza stanno svanendo e una parte della nostra identità capisce che non torneranno più, mai più. Il cervello gioca su questo scorrere biologico del tempo costruendo una grafico delle proprie capacità, mettendoci paura e pressione riguardo l’onnipotente flusso che, pian piano, cancella ogni cosa esistente.

Si apre uno squarcio ancor più doloroso e confusivo: dopo la caduta delle illusioni ora vacilla anche la poca sicurezza di riuscire, almeno, a realizzare qualcosa di decente. Riusciremo ad avere quel poco che ci soddisfa e gratifica? Questa domanda prende sempre più spazio nel nostro intimo e, intanto, il tempo passa.

Così arrivano anche i cinquanta e, invece che trovarsi al punto di prima, scopriamo che ci hanno addirittura spostato la linea di partenza! Ora si (ri)parte da più indietro, da un punto ancor più lontano da ciò che volevamo raggiungere. Facendosi caso si nota come, ora, il centro delle cose si sia spostato sempre più verso l’interno del sé; sono sempre meno gli investimenti di fiducia, apertura e curiosità verso il mondo esterno.

Le esperienze passate hanno creato una cappa, una bolla, una pellicola che ci isola dalla percezione neutra di ciò che ci circonda; ogni cosa è filtrata da ciò che abbiamo già vissuto e le delusioni provate in precedenza ci implorano di stare attenti, di non correre il rischio di finire di nuovo come prima. Diventa molto facile cadere nella “profezia che si auto-avvera”: far sì che i nostri pregiudizi guidino ciò che accade e permettano alla paura (di soffrire ancora, di non essere visti) di difendersi, con ogni mezzo possibile, dalle nuove difficoltà. In un attimo anche questa speranza di rinascita viene soffiata via dalla paura di vivere il proprio tempo; esso passa, scorre, mentre noi ci muoviamo sempre più al rallentatore, gravati dai fardelli del nostro passato che rendono sempre più faticoso e pesante il nostro passo.

60: eccoci. La questione sta qua.

Come ci arriviamo, come siamo o saremo messi, quando giungerà questo momento?

E’ nostro compito credere. Nessuno avrà speranza e fiducia al nostro posto, riuscendo a placare le paure esistenziali più intime e ormai in pieno controllo del nostro “io”; nessuno.

Si può rinascere, si può continuare a nascere e rinnovarsi. Evolvere e crescere in eterno è possibile ma… serve costruire un’identità che si apra a ciò che non si conosce, a ciò che fa paura. Lì dentro troveremo noi stessi e la persona che ci vede davvero.

Potrebbero essere i vent’anni migliori della nostra vita ma solo se vorremmo fare in modo che lo siano, altrimenti rimarremo per sempre… nomadi del deserto. 

Alla fine, negli esseri umani, vincono sempre le paure.

Avete il coraggio di credere in finale diverso?

Aku – invisibilecomeunraggiodiluce

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Holidays Tips: in vacanza.

In vista delle tanto desiderate vacanze estive pongo una domanda cruciale: volete essere invitati più spesso alle case al mare dei vostri amici, alle feste che contano e, sicuramente, risultare più simpatici a prescindere?

Allora dovete andare a trovarli con un omaggio di classe, gusto e incommensurabile stile che faccia dire loro: “Che piacere vederti!”.

Regalate un libro.

Offritegli qualcosa che duri nel tempo, che possa occupare la loro mente per un pò di giorni, qualcosa che possa essere utile a comando, quando vogliono loro.

State regalando loro nuovi spazi e dimensioni, nuove persone, luoghi ed emozioni… tutto in uno. State regalando un pezzo di mondo. Offrite avventure, curiosità e conoscenza a chi volete bene; ve ne sarà grato.

Regalate qualcosa di diverso, di nuovo, di unico: Attitudine inversa Amazon Store Mondadori Store Santelli Editore Store Libreria Universitaria Store Libraccio Store IBS Store

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Thanks to all the passengers.

Mi permetto, con questo breve articolo, di ringraziare chiunque sia passato di qua. Un pensiero a chi ha fatto un salto nel mio blog nel corso degli anni, a chi è rimasto un pò più vicino e a chi si è incuriosito anche solo per un attimo; oltre a chi si è sbagliato e ci è capitato per caso. In ogni maniera e comunque… grazie.

I would like, with this short article, to thank’s anyone who has stopped by here. A greatful thought for those who have visited my blog over the years, for those who have stayed a little closer and for those who have been curious, even just a moment; as well as for those who have made a mistake and meet me here only by chance.

Anyway and anyhow… Thanks a lot.

Thank’s to my american, chinese, german, english, spanish, canadian, estonian, portuguese, medio oriental, mexican, australian and “all over the world” virtual friends.

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Così è, se vi pare.

Non c’è torto più grande agli occhi di una persona che avere ragione, prima di lei, su qualcosa che la riguarda.

Avere una parte di verità su di lei, ma prima di lei. Paura! Scatena odio e rigetto.
Ecco una delle falle (e follie) principali dell’essere umano, perché questa situazione attiva i meccanismi difensivi della propria identità, quelli inconsci, quelli più forti e profondi: negazione, proiezione e conflitto.

Al contrario, in questa particolare dimensione “critica” si troverebbe una delle chiavi fondamentali per focalizzare la nostra identità nel mondo, nel rapporto tra pensiero e realtà. Entrambe queste dimensioni hanno diritto di esistere e dovrebbero essere il più possibile coincidenti, accordate nello stesso senso percettivo.
Purtroppo non è così: ogni essere umano è quasi sempre e quasi solo uno sputa sentenze; apre la bocca per valutare l’esterno (quando va bene, altrimenti il verbo giusto diventa “giudicare”) ma chiude le orecchie al feedback di ritorno verso il proprio interno, l’io.

Succede quindi che “chi consiglia e si fa consigliare”, “chi apre e si fa aprire”… rimane affogato in un mare di confusione e sfiducia altrui.

Quale credibilità ha, per farsi capire, una voce sana che parla la stessa lingua del malvagio? Quale altra lingua esiste tra gli uomini se non quella che essi parlano?
Come si può riconoscere una verità mescolata a miliardi di bugie?

Non si può, non più, non in questa epoca storica.
Troppo di tutto diventa tutto di niente.

Se non c’è volontà, ora, è impossibile.
La verità non emerge mai da sola.
La verità costa più di ogni altra cosa al mondo…costa la propria vita.

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F.C.D. Farmer Conceptual Design

Questa è una mordicchia da vacca, una morsa portatile per “stringere” e costringere animali al movimento. Retaggio di una realtà per noi difficile da capire, molto.

Immaginate di fare un salto all’indietro nel 1700, nel 1800 o inizio del ‘900 (per non dire prima!)… immaginate di essere al mercato del bestiame e di voler comprare una mucca, un vitello o addirittura un toro.

Fase ansiogena di contrattazione del prezzo, stretta di mano e… affare fatto!

Bene, avete la mucca. Purtroppo non ha ancora l’anello al naso… ovviamente siete dei poveri contadini che vivono in mezzo alla palude o nei campi scoscesi sui saliscendi di un colle, avete investito tutti i vostri miseri risparmi di una vita per prendervi questa benedetta vacca e, finalmente, un barlume di speranza per far sopravvivere vostra moglie e i vostri figli luccica davanti ai vostri occhi. Naturalmente siete arrivati a piedi al mercato, partendo all’alba e facendo diversi chilometri lungo sentieri sterrati e poco noti e, ora, senza più altri risparmi da parte… come lo portate a casa il vostro prezioso tesoro???

A spinta?

In spalla?

Chiedendole per favore di interessarsi a questa transazione che porta l’animale stesso sotto il controllo di un nuovo “responsabile”?

Con l’ipnosi regressiva? Trasformandosi improvvisamente in uno sciamano dotato di poteri occulti?

Ecco… se si voleva davvero essere sicuri di poter portarsi a casa quell’animale, senza perderlo per strada, senza metterci una settimana dormendo all’addiaccio con lui e indirizzandolo a casa a forza di calci in culo… ecco!

Questo era lo strumento giusto per il contadino di gusto: il mordicchio da vacca. Minima spesa e massima resa, in affitto anche per pochi talleri o bagattini.

Io me la sono immaginata dopo una giornata di duro lavoro: una mordicchia che, dopo essersi infilata nelle narici umidicce di una mucca per guidarla dove serviva, si prende il suo tempo e si riposa, fiera del lavoro svolto.

Si sdraia su un prato assolato e si rilassa, aspettando di essere infilata nel prossimo naso.

n.d.r. qua sotto le foto originali dell’oggetto in questione e, ovviamente, l’autore si astiene profondamente dal voler esprimere una sua posizione su quanto possa essere coercitivo forzare, comunque attraverso il dolore, un altro essere vivente. Anzi…vi dico cosa ne penso: dovremmo essere capaci di parlarci, con le mucche, e andarci mano nella coda, a casa! Forse non c’è mai stato tempo, voglia, interesse nel farlo; ai posteri l’ardua sentenza. Magari le A.I. comunicheranno direttamente con gli animali. MAGARI!

Aku_invisibilecomeunraggiodiluce

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In cosa credi?

Se vivrete per qualcosa di superiore a voi, per qualcosa oltre voi stessi…

…se capirete che una parte dell’identità di ogni essere si trova nel dare, non solo nel ricevere…e che in quel “dare” risiede il Divino, indipendentemente da religione, etnia o cultura a cui si appartiene… allora verrete protetti da ciò che pensate sia Vero.

Perché sentirete oltre il vostro ego. Finalmente avrete trovato qualcosa di più grande, più importante in cui Credere. Si apriranno le porte dell’Eterno e dell’Infinito.

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Stacchiamo un pò: indovinello

Ho inventato un indovinello, semplice ma bello.

Non l’avevo mai sentito, gli ho dato forma da solo mentre pensavo a cose mie…
ovviamente tra qualche tempo la riposta a questo giochetto non la conoscerà più nessuno.
I tempi cambiano e, prima che scompaia del tutto, lo lascio a chi gli piace.

Sai qual’è il gruppo musicale preferito di un architetto?


……

………

……………….

The Doors.

… e se volete, rifatevi le orecchie con un gran bel pezzo.

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Ce l’hanno fatta! Europa s.p.a.

Ce l’hanno fatta, ci sono riusciti!!!

Europa s.p.a. (s.ocietà p.er a.rmi)

Sono riusciti a trasformarla definitivamente nella multinazionale che volevano. Un vero “affare”, no?

E’ finita la pacchia, anche qua torniamo alla legge del più “forte”??? (o tonto?).

Contando il mare di nuove tecnologie e l’I.A. e i Robot e le S.U. (Stronzate Ultrasoniche, quelle non mancano mai)…maaaaa… secondo voi non serviva una bella scusa per poter spendere un sacco di nostri soldi in produzione di cose che non verranno veramente usate (sono un deterrente, giusto?) e di cui nessuno avrà mai beneficio?

Oplà, il gioco è fatto. Magia (nera).

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Pipì e popò? No no: “Sisì”!

Proiezioni & Possesso: P.P.

Queste due modalità, di gran lunga le più adottate nelle relazioni umane, possono essere abbreviate come si vuole, leggerle come pipì o popò, tanto… piscio e merda restano.

Il caldo tepore della felicità può nascere solo da un ambiente dove queste due componenti vengono escluse o, almeno, accuratamente controllate; la vera felicità non si compra, mai. Essa nasce da un’affermazione sonora molto più positiva e potente: “Sisì!“. Salute e Serenità (S.S.) sono le fondamenta su cui costruire una realtà altrettanto sana e serena.

Lascio un mio personale consiglio: “La quantità copre, mentre la Qualità realizza”.

Aku_invisibilecomeunraggiodiluce