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The first Real Woman

Vorrei raccontarvi una storia, una storia vera, dedicata a chiunque abbia un’anima per capirla.

Questo è un racconto dedicato in particolare alla Donna, quella splendida energia che brilla all’interno di ogni femmina, lo spirito della creazione e del potere di dare la vita. Questa è la storia del vostro primissimo prototipo, qualcosa di così strano da non sembrare vero.
Eppur lo è.

Chi fu la prima donna del genere umano, la rappresentazione narrativa per eccellenza del ruolo del femminile?

“Eva”, sorge spontanea la risposta.


Quanta ignoranza ci riversano nella mente, ci vogliono far conoscere solo ciò che fa comodo.

Non è Eva la prima donna creata dalla Divinità, secondo le tre principali teologie monoteiste (l’Ebraismo di Abramo, il Cristianesimo di Gesù e l’Islam dei “muslim”, i sottomessi a Dio).

Non è affatto Eva, creata da una costola di Adamo ad essere la prima femmina umana.

Lilith.
Essa fu, all’alba dei tempi.
La leggerdaria Lilith.

Essa fu creata alla pari di Adamo, come lui dalla terra.
E a lui era pari; non dipendeva da lui, non era parte di lui.
Infatti a Lilith non piacque per niente il piano di Adamo di farne la “sua metà”.

Lilith voleva decidere da sola.
Magari sarebbe stata con Adamo, magari no. Forse ci sarebbe stata se Adamo si fosse comportato in maniera equi-paritaria.
L’unica cosa sicura è che lei era come lui, alla pari. Stessi doveri e stessi diritti.

Per questo, in una visione di sottomissione imposta dalle debolezze del maschio, si staccò.
Adamo la odiò per questo, invece di capire il valore di una condizione di vera sincerità, di purezza concettuale.
Lilith pensava con la sua testa: “Sto con te perché lo voglio, non perché come donna mi devo completare con un uomo che mi faccia sentire protetta e sicura.
Come tu proteggi te stesso, mi proteggo pure io da sola, caro Adamo”.
Lilith aveva una visione veramente positiva del rapporto di coppia, mentre Adamo era il solito bambinetto capriccioso, insicuro… il classico uomo forte fuori e debole dentro.
Solo accettando la parità con Lilith, Adamo stesso si sarebbe evoluto.
Invece Adamo emarginò Lilith ed essa, saggiamente, si rifugiò a vivere coi demoni, gli Angeli caduti.
Anche loro conoscevano la differenza tra scelta e obbligo.

Adamo, invece, corse a piangere al cospetto del Divino e implorò qualcosa di meglio (secondo lui); così, dalla sua costola, nacque Eva, il suo clone parziale.
Eva lo servì e riverì in tutto, a discapito della sua identità, portando in dote alle generazioni future un senso di “appartenenza” al maschio.

Ecco la narrazione del tipo di donna che serve a questo mondo infame. Una donna Eva, perennemente sessualizzata e sessualizzante.
Tutto si basa sul “cercare” il proprio completamento in una visione già distorta in partenza: si cerca di completare quel “corpo” maschile in cui manca la costola. Nasce l’amore morboso per “il padre, l’uomo” che ti proteggerà, riportandoti dentro di sé. No, non funziona così.
Se ti porta dentro di sé, non sei più Tu, sei lui, o quello che lui è capace di fare con te (poco).

Infatti si generano tipi di donne che hanno continuamente un rapporto di misura con il maschio, in ogni modo possibile.
Le Eva che vivono per essere la donna di qualcuno: si illuderanno, faranno e si faranno fare di tutto per arrivare alla fusione totale, fino all’estremizzazione masochista di assoluta passività, fino a rischiare e perdere la vita.
Le Eva che, al contrario, arrivano ad odiare gli uomini perché essi non sono stati in grado di “riportarle” dentro di loro; quindi li “usano”, amandoli (pensa lei) in un modo dominante, attivo, arrivando al sadismo. E volendo che un uomo perda la testa, la vita, solo per loro.

In mezzo, tutte le versioni intermedie; sempre un bilanciamento tra sottomissione e dominanza, sbagliato a prescindere.
Non esiste un equilibrio nel giudizio di cose che non dovrebbero essere vissute così.

Al contrario, quasi invisibili e molto di nicchia, esistono delle Lilith che sono e sanno ciò che vogliono.
Meravigliose donne che possono essere etero, lesbo, trans, bisessuali, o amarsi da sole… in ogni caso sanno cosa stanno facendo.
La sessualità è consapevole, bilanciata e non tutto diventa oggetto di questa discriminante; il sesso è una parte della Vita che, nella consapevolezza,
è sempre legata una scelta. E una Lilith, visto che ama sé stessa, ama anche la persona con cui sceglie di unirsi, in maniera completa.

Lilith creò la sua stirpe, insieme a demoni giusti e uomini saggi, entrambi in cerca di redenzione.
Le Lilith non devono completarsi, non devono “trovare” qualcosa. Sanno perfettamente che è tutto già a disposizione, è tutto dentro di noi.

Ecco…
volevo fare un regalo puro e sincero a tutte le donne.
Se questa piccola riflessione su quanto diamo per scontato alcune verità (che, tecnicamente, tali non sono) vi è stata utile…condividetela.
Regalate un pò di sana consapevolezza in giro, alle amiche che amate e alle donne che stimate.
Anche a quelle che vi stanno antipatiche, se siete abbastanza forti da gestire la situazione!

Riflettete su come sono andate e vanno le cose, traete le vostre conclusioni.

Tornate alla Lilith che è in voi.
Non cercate di “trovare” ciò che è già dentro ciascuno di noi, non cercate di fondervi con ciò che non siete; piuttosto imparate a complementarvi.
Abbandonate la sicurezza del costume di Eva e trovate la vostra verità.

Con tantissimo affetto ed emancipazione,
Alessandro.

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F.C.D. Farmer Conceptual Design

Questa è una mordicchia da vacca, una morsa portatile per “stringere” e costringere animali al movimento. Retaggio di una realtà per noi difficile da capire, molto.

Immaginate di fare un salto all’indietro nel 1700, nel 1800 o inizio del ‘900 (per non dire prima!)… immaginate di essere al mercato del bestiame e di voler comprare una mucca, un vitello o addirittura un toro.

Fase ansiogena di contrattazione del prezzo, stretta di mano e… affare fatto!

Bene, avete la mucca. Purtroppo non ha ancora l’anello al naso… ovviamente siete dei poveri contadini che vivono in mezzo alla palude o nei campi scoscesi sui saliscendi di un colle, avete investito tutti i vostri miseri risparmi di una vita per prendervi questa benedetta vacca e, finalmente, un barlume di speranza per far sopravvivere vostra moglie e i vostri figli luccica davanti ai vostri occhi. Naturalmente siete arrivati a piedi al mercato, partendo all’alba e facendo diversi chilometri lungo sentieri sterrati e poco noti e, ora, senza più altri risparmi da parte… come lo portate a casa il vostro prezioso tesoro???

A spinta?

In spalla?

Chiedendole per favore di interessarsi a questa transazione che porta l’animale stesso sotto il controllo di un nuovo “responsabile”?

Con l’ipnosi regressiva? Trasformandosi improvvisamente in uno sciamano dotato di poteri occulti?

Ecco… se si voleva davvero essere sicuri di poter portarsi a casa quell’animale, senza perderlo per strada, senza metterci una settimana dormendo all’addiaccio con lui e indirizzandolo a casa a forza di calci in culo… ecco!

Questo era lo strumento giusto per il contadino di gusto: il mordicchio da vacca. Minima spesa e massima resa, in affitto anche per pochi talleri o bagattini.

Io me la sono immaginata dopo una giornata di duro lavoro: una mordicchia che, dopo essersi infilata nelle narici umidicce di una mucca per guidarla dove serviva, si prende il suo tempo e si riposa, fiera del lavoro svolto.

Si sdraia su un prato assolato e si rilassa, aspettando di essere infilata nel prossimo naso.

n.d.r. qua sotto le foto originali dell’oggetto in questione e, ovviamente, l’autore si astiene profondamente dal voler esprimere una sua posizione su quanto possa essere coercitivo forzare, comunque attraverso il dolore, un altro essere vivente. Anzi…vi dico cosa ne penso: dovremmo essere capaci di parlarci, con le mucche, e andarci mano nella coda, a casa! Forse non c’è mai stato tempo, voglia, interesse nel farlo; ai posteri l’ardua sentenza. Magari le A.I. comunicheranno direttamente con gli animali. MAGARI!

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In cosa credi?

Se vivrete per qualcosa di superiore a voi, per qualcosa oltre voi stessi…

…se capirete che una parte dell’identità di ogni essere si trova nel dare, non solo nel ricevere…e che in quel “dare” risiede il Divino, indipendentemente da religione, etnia o cultura a cui si appartiene… allora verrete protetti da ciò che pensate sia Vero.

Perché sentirete oltre il vostro ego. Finalmente avrete trovato qualcosa di più grande, più importante in cui Credere. Si apriranno le porte dell’Eterno e dell’Infinito.

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Tre passi in tre dimensioni.

Partendo da qui,

passo di qua…

…e arrivo lì; claro que si.

Ovviamente bisogna rotolare, rotolare come sfere adattandosi alle inclinazioni, le asperità e le naturali irregolarità che la Vita ci offre, sulla pista delle biglie del nostro Destino. Spesso la parte che fa più male non è rotolare come palline, piuttosto è quando ci si scontra con le bocce vuote che non sanno minimamente dove andare. Oltretutto noi non siamo palle, non siamo realmente tondi: né fuori, né dentro (purtroppo). Quando proviamo a rotolare… assomigliamo più a degli armadilli ubriachi.

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Ti muovi?

Sto facendo i primi passi lungo una stradina stretta e sterrata. Mi conduce all’ingresso di un bosco che non ho ancora esplorato. Per camminare su questo nuovo e nebuloso sentiero prendo con me quello che ho, quello che so fare e quello che sono… non ho tanto altro. Avrei sempre voluto qualcuno al mio fianco, qualcuno che fosse contento di me e di credere nelle mie capacità, tanto quanto io ero felice di focalizzarmi (anche) sulle sue, di incoraggiare e coltivare la sua serenità. Questa volta però ho capito che, prima di muovere i miei passi verso l’entrata di questo fitto boschetto, in cui la luce penetra a sprazzi, è meglio se non guardo al mio fianco; non ci troverei nessuno. Passeranno altri viandanti, altre figure con cui forse condividere un pasto, una parte del viaggio (dove tutto è ancora da scoprire, nel bene e, soprattutto, nel male) e un fuoco all’addiaccio sotto la pioggia che filtra tra i rami. A parte questi brevi momenti… questo è e sarà il mio bosco, nessuno verrà a proteggermi. Non ci credo più, ho imparato a non credere a tutto. Cosa mi accadrà è relativamente importante per me, gli obbiettivi sono utili solo se vissuti in un percorso sereno. Il viaggio è importante tanto quanto la meta… se arrivi imbruttito da mille inutili scontri, non troverai altro che nuove battaglie ad attenderti. Mi porto alcuni talismani con me, oggetti su cui ho riposto e proiettato parte della mia energia. Tra poco scomparirò, tra gli arbusti e le ombre del mondo racchiuso tra il fruscio dei rami soffiati dal vento. La Vita è fatta di simboli e proiezioni, finché non apriamo gli occhi e guardiamo davvero.

Porto con me: anello della triade (quello sulla boccetta per fare le pozioni magiche), bracciale della dualità (assemblato e saldato da me), cavigliera con pugnale che sconfigge l’ignoranza (ovviamente la mia e sempre montato da me), anello della realtà (quello dietro la boccetta) e anello dell’acqua dolce (quella che sta nel cielo, nei fiumi e dentro il nostro corpo). I due libri per quando, prima di addormentarmi, camminerò con la mente, mentre il corpo si sente stanco. Tre o quattro articoli su questo diario virtuale mentre preparo il mio zaino e poi mi incammino.

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Profezia che si avvera

Quale è stata la prima cosa che hai pensato sarebbe successa iniziando un percorso, un progetto, una nuova avventura? Come hai visualizzato che sarebbe andata a finire?

Attenzione! Cancella subito quella prima sentenza se non vuoi che diventi la pietra angolare del tuo dubbio o il macigno che che schiaccerà le tue certezze; il basamento su cui ergi il monumento alla tua impressione. La tua profezia si avvererà.

Solo stando nell’indefinito si può capire cosa serve e bisogna definire. Non lo dico io, non lo affermo in base a una mia idea… la negazione e i meccanismi di proiezione auto-riferiti sono le nostre difese più utilizzate.

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Linee, forme, materia.

Amore per il disegno a parte, lungo un tratto del mio percorso mi sono già dedicato allo studio delle forme, del gusto e della materia. Qualcosa di più dettagliato potete trovarlo nel mio racconto autobiografico, Attitudine inversa. Ora, però, non si parla di quello che sono stato, tutt’altro, ma di ciò che sarà: il recupero di qualche competenza passata per aprirmi a scoprire un nuovo modo di esprimermi. Concreto, palpabile… materico.

Qua alcuni lavoretti per la gioielleria, realizzati con la modellazione 3D, qualche idea che avevo pensato mentre mi trovavo “perso in Persia”, “arrabbiato in Arabia” e “pieno di dubbi in Dubai”.

n.d.r. E’ un gioco di parole ma è vero! Ero in Iran e Kuwait, vivevo lì e lavoravo come designer e tecnico orafo. (2005-2008). Tutto finì proprio perché mi sentii smarrito (Iran) e nervoso (Kuwait), mentre i dubbi di Dubai furono così brevi che non influirono più di tanto sulla mia decisione, ci passai appena tre giorni.

Sotto altri miei modelli, tra cui un anello da mignolo per uomo e un pendente per catenella a forma di scarpa col tacco, un piccolo tributo dedicato all’eleganza femminile.

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Tu vò fà l’americano: landing in U.S.A.!

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Parigi Dakar & il mio sound

Ringrazio di cuore la giornalista Maria Guidotti, inviata per la Gazzetta dello Sport alla Parigi Dakar 2025, per aver usato una delle mie musiche nel suo evocativo video short che racconta il backstage di questa corsa leggendaria, terminata pochi giorni fa. Una melodia onirica, quasi a dipingere un tramonto desertico; le mie percussioni e lo splendido sax (ovviamente del mio caro amico Marco, ai tempi del nostro elegante duo AperiStyle) vibrano su sfumature che si abbinano perfettamente alle meravigliose immagini di questo piccolo pezzo di storia del rally.

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a proposito, 27 anni fa…

A proposito di deserto…

correva l’anno 1998, un muretto qualsiasi nella fatiscente cittadina di Dakhla, ai confini con la Mauritania, Sahara occidentale. Qua immortalati i tre moschettieri, da sinistra: il Pellico (28), Nico (31) e Ale (22); in primo piano troviamo la motocicletta da strada di Steve, temporaneo compagno di viaggio inglese che ci scattò la foto, e alle nostre spalle… beh… dietro di noi il mitico Westfalia Volkswagen (e il muretto).

Dipinto da me (come la mia prima macchina, l’altrettanto leggendaria 2CV), questo furgone fu riorganizzato come camper; lavorammo un buon mesetto per renderlo capace di farci dormire, mangiare e viaggiare in relativa comodità. Nel pitturarlo immaginai una gigantesca lucertola bianca (colore che avrebbe protetto dai raggi solari del deserto) che si avvinghiava dall’alto al nostro mezzo. Ne dipinsi il muso stilizzato sul davanti, utilizzando i due fanali circolari come occhi, poi su ciascun lato le zampe che arrivavano ad altezza ruote e, sul retro, un piccolo codino. Tutto ciò lo rese, ovviamente, ancora più unico, ancora più nostro. Con un pò di attenzione, sopra la parte posteriore del tettuccio, potete notare un cassone bianco che quasi scompare alla vista, inglobato dallo sfondo e dalla qualità antidiluviana della foto stessa. Quel cassone conteneva cinque taniche da 25 litri ciascuna, collegate con il sistema dei vasi comunicanti: tre permettevano di avere 75 litri di benzina e le altre due fornivano 50 litri di acqua potabile; all’esterno della struttura erano installati i due rubinetti per avere ciò che ci sarebbe servito. Servito per cosa?

Per il nostro viaggio, l’attraversamento del Sahara da nord a sud, dal Marocco fino al Senegal passando per la tenutissima e stressante Mauritania. Era un’altra epoca, niente internet o collegamenti satellitari; solo la Lonely Planet, la bibbia del viaggiatore, poteva darci un’idea di cosa avremmo affrontato. Era il primo viaggio intercontinentale per me e non sapevo assolutamente cosa sarebbe successo. Fino a quel punto sapevo solo che dovevamo avere della benzina e dell’acqua di riserva con noi, se non volevamo fare la fine di tre piantine seccate al sole del deserto.

Come andò? Lo volete sapere anche voi? Eventualmente c’è un modo… si chiama “Attitudine Inversa“. Aku invisibilecomeunraggiodiluce

n.d.r. Per non fare ingelosire lo spirito della mia amatissima 2CV (1996-2002), pubblico anche la sua unica foto che mi è rimasta.