A volte avere attitudine inversa è la cosa migliore da fare.
E’ ciò che porta, inaspettatamente, il risultato tanto sperato.
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A volte avere attitudine inversa è la cosa migliore da fare.
E’ ciò che porta, inaspettatamente, il risultato tanto sperato.
Procrastiniamo nel desiderio di una realizzazione perfetta tutto ciò di cui dovremmo godere nel qui e ora; scegliendo di perderci in un piacere immediato e impulsi effimeri verso ciò che si dovrebbe coltivare, invece, con pazienza, prospettiva e visione.
Ci hanno ucciso la memoria, i ricordi e la loro continuità storica.
Contando che il cervello tiene molto più facilmente traccia dei traumi subiti (piuttosto che delle approvazioni e delle consonanze ricevute) ciò che rimane sedimentato in noi degli ultimi quindici, vent’anni di vita, è solo un senso di grande fatica; spesso a vuoto, senza risultati proporzionali all’energia impiegata.
Un accumulo di scorie intorno alle cose belle che ci sono capitate, tossine che ne hanno alterato la percezione, che hanno distrutto la continuità percettiva della nostra identità; un eterno presente che si dissolve istante dopo istante.
Quello che rimane di te è tutto nella memoria del tuo cellulare.
Human been do reverse.
Do they do?
Do.
Buon compleanno Desiderio.
Che tu possa compiere gli anni tutti i giorni, non solo oggi. Che tu possa trovare e ricevere, finalmente, il regalo più bello: Te stesso.
Always keep in touch.
19.16-19.17 del 18/11/25 – scritto in tempo reale
Non è la prima volta che capita, ma questa volta lo scrivo, così…perché si… perché i sensi non sono cinque, nemmeno sei, sono molti di più.
Due fischi, due frequenze belle sottili che tagliuzzano il mio sesto senso appena dietro (e dentro) l’orecchio sinistro; con la loro finissima sollecitazione generano in me questa domanda, a cui non devo e non posso dare risposta: “Mi stai pensando?”.
Giusto per capire… se no vado dall’otorino.
L’amore non risolve le patologie emotive, le amplifica.
Nell’amore non c’è la risoluzione della patologia emotiva.
Bastasse questo…ci sarebbero arrivati altri prima di noi; si sono già sacrificati in tanti, troppi.
L’amore offerto legittima chi lo riceve, accomodando e sopportando i suoi comportamenti disfunzionali.
Stiamo parlando di quei vuoti emotivi oltre le implicite difettosità umane; non esiste una normalità e una perfezione, ovvio ma… ci sono dei vuoti emotivi che, in diversi soggetti, raggiungono livelli di intensità decisamente più alti e… capita molto più spesso di quello che si possa immaginare. La persona in questione non negozia più con la realtà e con l’ambiente circostante (composto di altri individui, esseri viventi come piante e animali e oggetti); in questo caso la persona non fa altro che usare e abusare di tutto ciò che la circonda, a suo piacimento.
Nota importante: a suo piacimento. Sempre e solo secondo le “sue” regole del gioco. Questo è ciò che indica una patologia emotiva: assoluta mancanza di flessibilità e incapacità di costruire processi evolutivi distribuiti nel tempo (non cambiamenti impulsivi, spesso altrettanto velocemente abbandonati).
Chi dona non ottiene nulla, in cambio, dalla persona problematica; né una sua evoluzione graduale, né un percorso di incontro, né l’accettazione e il controllo
della propria emotività verso la rivoluzionaria consapevolezza di dipendere da processi puramente biochimici che saltano tra eccitazione e senso di panico.
Totalmente instabili, o meglio, stabilissimi nella loro altalena continua ma… non lo ammetteranno mai.
Invece chi dona ottiene, di ritorno, incoerenza, accuse e rimbalzi a specchio. Si illude e pensa che prima o poi la sua parte di verità e di realtà sarà vista, accettata ma non accadrà mai. Nell’altro non ci sono le condizioni neurologiche perché questo avvenga: la chimica cerebrale di chi vive in questi stati è più forte di qualsiasi logica o emozione non indotta dai loro processi automatici. Basta un attivatore (trigger) qualsiasi e non c’è più il controllo del rapporto tra l’inconscio e la coscienza; la realtà diventa la somma delle proiezioni e dei pregiudizi già elaborati e tutto confluisce nelle solite connessioni neurali. La loro decisione è già presa e la realtà intorno non importa, non esiste; importa ciò che viaggia nel loro cervello, a bomba.
L’amore ricevuto da un soggetto patologico non lo aiuta a cambiare, anzi… lo peggiora.
Il vero amore accetta, ascolta, a volte passa oltre la propria dignità…sbagliando. Il patologico in questa bontà trova la giustificazione per continuare ad essere come è, riceve e vince due volte: trova libertà di azione e, in più, potrà sempre accusare la persona che ha offerto il suo amore di essere “debole”, di essere passata sopra a dei propri principi di dignità (a cui tanto diceva di tenere) solo per starle vicino. Quindi, con un doppio scacco matto, far passare chi è buono per coglione, inadatto a stare in coppia.
Il patologico che riceve trasforma il donatore in ciò che gli è comodo, instante per instante, interesse dopo interesse.
Questa è la storia, le altre versioni sono favole che sperano in un lieto fine, possibile solo sulla carta stampata di un libro di racconti per bambini.
La quantità copre ma la qualità realizza. (cit. Aku invisibilecomeunraggiodiluce)
L’essere umano non crea niente.
L’uomo trasforma la materia: dà suono al silenzio, forma allo spazio vuoto. Realizza ciò che è già esistente “in potenza”: all’interno del nulla si trova il tutto.
Ciò che noi facciamo è trasformare, visualizzare e materializzare oggetti concreti e oggetti concettuali, di pensiero.
Ad esempio il linguaggio, le lingue parlate nel mondo, sono solo alcune combinazioni tra gli infiniti linguaggi possibili da “scoprire” e poter usare, solo alcune tra le tante espressioni sonore condivise tra un gruppo di persone per poter descrivere la realtà e vivere in essa. Allo stesso modo una forma materica viene realizzata trovandola nel pieno di qualcosa da scavare, o nel vuoto di qualcosa da riempire. In tutto questo, però, la Creazione è un’altra cosa; fuori dal nostro controllo e potere.
Siamo canali, canali in cui fluisce la Forza della Creazione. Più il canale è limpido e più cose interessanti ci possono passare attraverso e, così, realizzarsi nello spazio e vivere nel tempo. Se ci si sposta da una visione egocentrica si può obbiettivamente ammettere come il nostro ruolo sia questo, non certo quello di essere i “creatori” di qualcosa, piuttosto “esploratori”, “ricercatori”, “scopritori” e “traduttori” della vita. Abbiamo la possibilità di godere del nostro viaggio, proprio andando alla ricerca dei meravigliosi tesori nascosti tra le magiche pieghe dell’esistenza, nelle infinte rappresentazioni della materia e dell’energia dell’invisibile, dando concretezza a ciò che era ancora celato ai nostri occhi.

n.d.r. lascio tre chicche, tre riferimenti di nicchia di mie illustri mentori; per chi volesse fare un giretto “dentro” qualcosa di interessante…
1 – Noam Chomsky e la sua visione sui rapporti tra suono, linguaggio e realtà.
2 – John Cage e la sua famosissima 4′ 33”
3 – René Magritte con la splendida “Ceci n’est pas une pipe” e il surrealismo della “rappresentazione” delle forme (ricordatevi che è belga, non francese).
Negli ultimi due giorni è successa una cosa così carina e piacevole che, sostanzialmente, mi sento di ringraziare di cuore un piccolo gruppo di persone (a me sconosciute) che dall’Italia e dalla Germania si sono soffermate con particolare interesse e attenzione al mio blog. Un numero relativamente ridotto di lettori che, scorrendo lungo tantissime pagine di questo sito, ha prodotto una quantità elevatissima di visualizzazioni. Domenica 17 agosto: 15 persone hanno visto 542 contenuti del blog; lunedì 18 agosto: in 9 hanno visto 366 cose diverse.
Comunque la si giri, pochi e selezionati utenti hanno viaggiato, sorriso (spero) e condiviso con me buona parte della mia espressività artistica. Non posso che esprimere un profondo ringraziamento per questo momento, sicuramente irripetibile; mi avete regalato una piccola grande soddisfazione a cui non ero preparato.
La condivisione è una delle energie più potenti dell’essere umano.
Ich möchte mich ganz besonders bei den wunderbaren Menschen bedanken, die sich so viel Zeit für meinen Blog genommen und sich dafür interessiert haben. Ich weiß das wirklich zu schätzen; es ist ein kleiner, großartiger Moment des Teilens, der mich innerlich glücklich macht. Ich hoffe, die Übersetzung spiegelt meine Botschaft wider.
Grazie! Danke! Thank’s!
Aku invisibilecomeunraggiodiluce



Piccola e leggera riflessione sul significato di “musica” oggi, ora.
Le “canzoni” (?) che, da un pò di tempo a questa parte, le industrie discografiche ci propinano come musica, sono davvero inquietanti nei loro significati, messaggi e strutture offerti agli ascoltatori.
Oggi le tematiche sono inesistenti, si cavalca un impulso adolescenziale, senza alcuna continuità narrativa o elementi tecnici di rilievo. Queste canzonette raccontano semplicemente di istanti, frammenti di emozioni impossibili.
Illusioni: cotte & mangiate, digerite ed espulse; fast food di note e armonie, qualità inesistente.
Sono scritte, composte e prodotte per un pubblico sempre più giovane, ai limiti dell’infanzia. Una scelta scientifica, studiata a tavolino.
Le melodie e le parole della canzoni da sempre raccontano le stesse dinamiche: amori incredibilmente fantastici, unici, ai limiti del Divino e, all’altro lato, delusioni e sofferenze indicibili per l’affetto perduto, così tanto dolore da strapparsi il cuore, niente ha più valore. Entrambe le visioni sono ovviamente estremizzate ma, prima, erano emozioni inserite in una storia, una narrazione di un percorso di vita; era presente un minimo di consapevolezza esistenziale. In più esistevano gruppi musicali impegnati, di denuncia sociale o semplice story-telling della società, dei suoi usi e costumi, nei suoi aspetti più vari. Ora no.
Ora sono impulsi privi di qualsiasi qualità ritmica, melodica o semantica; la stessa canzone è una struttura effimera, un istante di illusione irreale.
Questo è ciò che ora chiamano “musica”, ormai incapaci di un vero ascolto discriminante. I brani durano massimo tre minuti ed è un continuo sbalzo di emozioni e sentimenti, le luci e gli effetti scenici aiutano a inibire l’ascolto consapevole e tutto si trasforma in una apparizione onirica e decontestualizzata.
L’immagine iconica del o della “cantante” si è trasformata in una figura di puro intrattenimento.
All’altro anello della catena si trova il motivo di tutto ciò.
Chi intrattengono davvero queste nuove musichette?
I tredicenni e le undicenni con, ovviamente, genitori al seguito. Mamme e papà contenti di vedere i loro piccoli adulti del futuro cantare le strofe di Sesso e Samba, sbraitare con esplosioni e deliri di onnipotenza o annichilimento assoluto seguendo le vibrazioni dell’auto-tune di Rocco Hunt o la struggente voce di Annalisa.
I nuovi artisti (?), salvo sempre più rare eccezioni, si presentano alla scena musicale con un repertorio che, fondamentalmente, si rivolgere a fasce di età sempre più basse e parla con loro di tematiche da eterni diciottenni, irreali per quella fascia d’età. L’obbiettivo è sperare di portarsi dietro alcuni “piccoli fans”, appunto, per almeno cinque anni, finché, visto il tipo di crescita esponenziale e senza consapevolezza, ormai diciassettenni, questi stessi ragazzini abbandoneranno i loro primi falsi idoli per rivolgersi, con lo stesso PREMATURO atteggiamento, al mondo dei trentenni. Ne copieranno i vizi e le peggiori perversioni.
I cantanti più fortunati si porteranno dietro un piccolo pubblico che crescerà con loro, fino forse ai venticinque, trent’anni e, poi, con lavoro, casa, famiglia, figli e debiti…tanti saluti. Oppure riusciranno ad entrare nell’olimpo degli eterni, come il Gianni nazionale e l’Orietta Berti, ce li ritroveremo a novant’anni con impianti cibernetici per stabilizzare le perdite urinarie sul palco e avere una deambulazione ancora decente. Già lo vedo… un 2087 dove Gabry Ponte ci suona ancora, con il suo famosissimo playabck, W L’ItaGlia. Ottimo! E noi? Messi peggio di prima.
Bignamizzo: i cantanti e i musicisti erano famosi, e lo sono sempre stati, per un pubblico adulto, dai 20 in su. Un pubblico capace, un minimo, di scegliere; non di seguire ciecamente rassicurazioni artefatte, indotte e studiate a regola d’arte per catturare il desiderio dell’assoluto, del tutto… del nulla. Come dico spesso ma mai troppo: illusioni. Ora i cantanti più famosi, più ricchi e commercialmente spendibili sono quelli che catturano le voglie dei PRE adolescenti. Sbaglio?
Poi si chiede a questi stessi ragazzi di essere educati, rispettosi del loro corpo, del corpo altrui (trattato come merce nelle canzoni, imparate a memoria e che attivano le parti più piacevoli e intense del loro cervello ancora in evoluzione) e dei pensieri. Devono essere capaci di impegnarsi nei doveri con passione, perseveranza, pazienza e tenacia e, intanto, li si nutre a Sesso e Samba. Stimoli convulsi di un atteggiamento opposto a quello che si desidera cresca in loro. Ottimo, perfetto, ci sta, coerente.
O no?
La musica, un tempo veicolo di storie, realtà e sogni, ora è puramente un mezzo di rincoglionimento di massa. Questo tipo di suoni non sviluppa alcuna potenzialità, anzi, atrofizza selettivamente capacità e qualità molto più raffinate ed eleganti che l’essere umano possiede. Ora vince la “leggerezza” che, veloce come arriva, veloce se ne va. Niente ha più senso, in quanto privato di una continuità che lo inserisca in un processo di consapevolezza e, qui, la musica che ci buttano addosso ha un ruolo fondamentale: nei momenti che dovrebbero essere di serenità e crescita personale siamo indotti, semplicemente, a corrispondere come automi a impulsi improvvisi, estremizzati e disconnessi dal contesto.
La musica di oggi è come un selfie sullo smartphone: entrambi falsi.
Una menzione particolare ai Coma Cose che sono riusciti a banalizzare anche la parola “cuore”. La loro canzone è un perfetto esempio di trentenni che, pur di non tornare a lavorare dopo aver azzeccato qualcosa di buono, si ritrova senza più idee se non l’immagine di una coppietta alternativa che si ama cantando (sarà vero?) e, quindi, con magistrale intuito, si S-vende con una velocità e disinvoltura assoluta a un pubblico da “Ballo del Qua Qua”. Dopo questa canzone, la percezione della parola “cuore” diventa davvero di un piattume e di una ripetitività stancante. Avete fatto un capolavoro! Penso che, peggio, non ci sarebbe riuscito nessuno o, forse, Malgioglio…chissà.
DISTURBO. Questo siete.
Bene, ora vi lascio in compagnia di questi stup…endi personaggi mentre, io, serenamente, mi appropinquo a un ascolto pingue e pantagruelico per le mie orecchie. Scusate il “disturbo”….?
Io no.
Aku invisibilecomeunraggiodiluce
Concludo con tre grandissimi geni del suono e del potere delle parole:
Ah… probabilmente Rino G., il terzo genio qua sotto, è stato…diciamo così…”facilitato verso il passaggio all’altro mondo”…da qualcuno che se l’era presa per essere perculato in questa canzonetta. Eppure è così leggera, no? Erano tempi difficili, molto difficili; saltavano in aria anche i commissari di polizia e le stazioni.
Ne saluto due, di Rino. Ora probabilmente staranno cantando insieme. In pace, almeno lì.
Un indovinello indipendente (indo) e carino, come il sorso di un buon vino (vinello).
Attitudine inversa – un libro, mille avventure, suoni e colori di vita.
…intanto ne approfitto per ringraziare altri nuovi lettori e lettrici che hanno creduto in me.









Si tenta di trovare la realtà negli oggetti, riducendo ad una pura illusione la voce dell’anima. Proviamo un’ attitudine inversa.
Visti i risultati, forse, sarebbe meglio provare qualcosa di diverso: imparare a vedere la sostanza dell’anima come struttura fondante della realtà, per tenere in conto, solo in seguito, dell’illusione della materia.
Non viviamo forse per ciò che “pensiamo” dentro di noi?
Siamo intossicati e dipendenti dal bisogno di attaccare i nostri desideri alla fisicità, vederli e toccarli con mano…possederli. Proiezioni e Possesso.
Ma allora, tutta questa realtà nella materia, dov’è? È solo la proiezione di un desiderio.