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Terzo principio: colori.

Tra il bianco e il nero non ci sono le sfumature di grigio, bensì tutti i colori del mondo.

E’ interessante riflettere sulle semplificazioni che la mente umana produce, le sue false percezioni e credenze; il nostro pensiero cerca di facilitarsi il compito.

La comprensione delle cose, invece, richiede flessibilità e accuratezza, un impegno da prendere più seriamente e svolgere in maniera precisa, con una particolare attenzione alle “sfumature”.

A tal proposito è comune sentire spesso questa affermazione, declinata in diverse versioni: “Io sono o bianco o nero, non ho mezze misure. Non mi interessa il grigio che sta in mezzo, intermedio e indefinito”.

In questa sentenza, così facile da pronunciare e così “rassicurante” nella sua assurda semplificazione, risiede tutto il nostro pressapochismo. Escludiamo le “sfumature”, appunto; diamo loro un connotato di banalità e di mancato raggiungimento dell’intensità voluta ma, come spesso accade, stiamo solo usando pezzi di realtà a nostro esclusivo vantaggio.

Il grigio non esiste come intervallo tra il bianco e il nero; non è ciò che sta tra il totale respingimento della luce (bianco) e il suo totale assorbimento (nero): esso è la somma della loro presenza contemporanea (mischiati in una percentuale ben specifica, a seconda della sua intensità). I toni e le sfumature di grigio SONO il bianco e il nero, uniti e mescolati tra loro.

Così è esattamente come facciamo noi esseri umani… mischiamo decisioni assolutiste, bianche o nere, illudendoci di evitare il grigiume; invece, adottando questo comportamento, andiamo semplicemente a sommare e mescolare tra loro questi due poli opposti, creando noi stessi proprio ciò che volevamo evitare a tutti i costi: i toni di grigio. Paradosso.

Se fossimo meno egocentrici ed egoriferiti, forse potremmo aprire la nostra testolina e, con umiltà, accettare alcune semplici verità.

Tra il bianco e il nero c’è grigio, il grigio è la loro compresenza; quello che esiste tra di loro è molto più bello, è tutto ciò che serve alla vita: COLORE!

Tra il bianco e il nero esistono tutti i colori del mondo.

Quante nuove possibilità si aprono, ai nostri occhi, davanti a questa visione. Capire e accettare che ogni scelta è sempre un compromesso… che nel rapporto con la realtà dobbiamo vibrare in consonanza con i toni che ci circondano.

Solo in questo modo potremmo nutrirci di ciò che siamo e di ciò che “è”: entrare nei colori che ci appartengono e, in essi, dipingere il quadro della nostra vita.

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Esiste, oltre la vista.

Quante volte da bambini ci hanno insegnato a disegnare o, semplicemente, ci abbiamo provato da soli… per vedere se eravamo capaci di racchiudere la realtà su un foglio di carta e, magari, riuscire anche a ri-disegnarla un pò più magica e bella di quella che era.

Tra i soggetti più comuni, ricorrenti nel disegno libero, troviamo sicuramente gli alberi. Viene quasi naturale stilizzare la forma di questi maestosi giganti che, ancor più da bambini, evocano un senso di forza e stabilità attraverso i loro robusti tronchi; mentre le fronde, con le loro chiome vive e vivaci, rivolte in perenne abbraccio del cielo, ci rimandano al mondo dell’aria, delle nuvole e della libertà.

Normalmente il risultato del nostro disegno rispecchia ciò che vediamo e, soprattutto, ciò che pensiamo di sapere. Subentra (come sempre in agguato) la pericolosità dell’essere umano, abile nel suo considerare importante solo ciò che può immediatamente verificare.

I risultati sono simili a queste due immagini qua sotto ma, a mio parere, esse non corrispondono davvero al disegno di un albero.

Manca qualcosa in questi disegni.

Non si è pensato di disegnare un albero piantato per terra, in un prato o in un determinato contesto ma, semplicemente, un albero, nudo e crudo: gli manca davvero qualcosa. Manca metà dell’albero stesso.

Manca la base.

Le sue radici.

Ogni vegetale (alberi, fiori, piante…) presenta una componente nascosta alla vista umana ma essenziale alla sua esistenza; è la parte da cui ha origine la sua stessa vita.

Le radici sono vaste e diffuse quanto i tronchi e il fogliame posti alla sommità, a volte anche di più. Nel “mondo di sotto”, questa immensa rete di ramificazioni, che si sviluppa in filamenti sempre più sottili, è il vero centro di comunicazione della pianta stessa con il mondo. I vegetali si parlano tramite le loro radici, rilasciano sostanze chimiche per far capire ad altre piante di aver bisogno di determinati nutrienti o per informare lungo quale direzione sviluppare i propri terminali per arrivare a zone umide e fertili, funzionali alla loro sopravvivenza. Collaborano e competono tra di loro in un perenne scambio di sostanze e informazioni.

Ricorda un pò come trattiamo anche noi stessi, no? Come l’individuo volge il suo limitato sguardo verso il sè e gli altri: pronto a valutare, descrivere e voler capire tutto ciò che è visibile; dimenticando spesso, però, il fondamentale collegamento che il visibile ha con ciò che “vedere non si può”.

Per questo, se ne avete voglia, ogni tanto, pensate e disegnate il vostro albero così, intero… fino alle profonde radici del suo essere. Molto più bello e vero, no?

Attitudine inversa. Alla radice delle cose.

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Stacchiamo un pò: indovinello

Ho inventato un indovinello, semplice ma bello.

Non l’avevo mai sentito, gli ho dato forma da solo mentre pensavo a cose mie…
ovviamente tra qualche tempo la riposta a questo giochetto non la conoscerà più nessuno.
I tempi cambiano e, prima che scompaia del tutto, lo lascio a chi gli piace.

Sai qual’è il gruppo musicale preferito di un architetto?


……

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The Doors.

… e se volete, rifatevi le orecchie con un gran bel pezzo.

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I.A. genera D.N.

Non so se sia abbastanza chiaro ma… l’intelligenza artificiale genererà la “deficienza naturale”.

Siamo all’alba di una nuova specie umana basata sulla “deficienza” (deficere = mancare di).

Alle persone non verrà più chiesto di ragionare su sistemi complessi, su intrecci situazionali e relazionali dove, appunto, il calcolo algoritmico in codice binario avrà la meglio.

Questa modalità non altera troppo il funzionamento del pensiero di chi è già su questa terra da qualche tempo ma, chi arriverà dopo di noi, si troverà servita ,su un piatto d’argento, la sua dose personale di “intelligenza” virtuale, con cui organizzare i tempi e le scelte della sua vita. Si provocherà uno spegnimento graduale del pensiero logico, organizzativo e procedurale, quindi si avrà la mancata creazione di connessioni neurali e, a cascata, l’atrofizzazione di alcune zone cerebrali. Avrà una ripercussione non solo culturale ma anche biologica e genetica.

Pian piano saranno i calcoli algebrici a dirci non solo “come” prenotare una vacanza, bensì a consigliarci “dove“, “quando” e “come” andarci. Già ora le applicazioni sulla salute ci consigliano cosa mangiare, quando bere e i momenti per bruciare più grassi e calorie. Passo passo, nel giro di qualche generazione, gli esseri umani perderanno gran parte delle loro capacità decisionali e, in quel momento, il nostro fallimento come specie, al di là della nostra capacità di sopravvivenza corporea, sarà finalmente evidente.

Non saremo più “persone”, non ci sarà niente di “personale” in noi.

Abbiamo sempre nascosto la nostra paura di vivere e, ora, deleghiamo l’Anima agli elettroni. Ci siamo fulminati il cervello, completamente.

Attitudine inversa Aku_invisibilecomeunraggiodiluce

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Parigi Dakar & il mio sound

Ringrazio di cuore la giornalista Maria Guidotti, inviata per la Gazzetta dello Sport alla Parigi Dakar 2025, per aver usato una delle mie musiche nel suo evocativo video short che racconta il backstage di questa corsa leggendaria, terminata pochi giorni fa. Una melodia onirica, quasi a dipingere un tramonto desertico; le mie percussioni e lo splendido sax (ovviamente del mio caro amico Marco, ai tempi del nostro elegante duo AperiStyle) vibrano su sfumature che si abbinano perfettamente alle meravigliose immagini di questo piccolo pezzo di storia del rally.