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Vivere punti di vista.

Con gli occhi proiettiamo la nostra identità all’esterno.


Aggrappiamo la percezione delle nostre emozioni, della nostra profonda identità alle “immagini di risposta” che riceviamo da fuori, dal mondo che ci risponde. La parte visiva della realtà ha preso il sopravvento sugli altri sensi; ciò che vediamo influenza, a cascata, ciò che ascoltiamo, odoriamo, tocchiamo, pensiamo…
I nostri occhi, trasportati dalle meraviglie del mondo, guidano illusoriamente tutti gli altri sensi che, come agnelli sacrificali, seguono lo scintillio con cui le cose ci appaiono. Una scintilla che parla di vita, del desiderio di trovare qualcosa per noi; fatto apposta per noi.
Trovare quel qualcosa che non tradisca, che non scompaia, che non reagisca alle nostre imperfezioni e accetti ogni cosa secondo il “nostro” flusso.
Purtroppo quella “cosa”, quella magica esistenza ed essenza purificatrice può abitare dentro di noi solo a tratti, istanti… momenti che vorremmo durasse in eterno. Non si può: ogni cosa al di fuori di noi “è” e “rimane” all’esterno, risulta impossibile inglobare ciò che non ci appartiene in una fusione totale e senza fine. Non si può, non in questa dimensione di vita.
Esistono, però, persone e situazioni che sono in grado di regalare questa magia, questo stato divino di piena presenza e contemporanea assenza delle identità, fuse in una condizione di assoluta e perfetta imperfezione ma… (nella vita, quella vera, c’è sempre un “ma”) nella loro umanità possono farlo solo a momenti.


Il resto, invece, sono solo estenuanti corse; affannosi percorsi ad ostacoli, sbavando dietro a ciò che i nostri occhi hanno bisogno di vedere, dietro l’illusione di sagome e profili gradevoli, per non guardare dentro di sé.

Dovremmo, seppur con fatica, cercare di invertire lo sguardo all’interno: una piccola parte del tempo che impieghiamo a “guardare” fuori, dovremmo investirla a guardarci dentro.
Devo trovare prima di tutto me stesso, riempiere ciò che sono di me.
Senza narcisismo o presunzione, senza cadere nel vittimismo e nella bassa autostima: equilibrio, equilibrio nel paradosso.
E’ l’unica possibilità di presentarmi al mondo senza illudermi che esso dovrà darmi ciò che merito.

Tu sei mai stato creduto?

Intendo creduto davvero, con quella fiducia che non viene dal risultato che porterai, ma dall’essere visto nella tua pura intenzione.

A me non mi ha mai creduto nessuno; mai in quel modo, mai appieno; in genere vengo creduto fin dove arrivano i limiti della persona che mi vede e solo se dimostro un risultato a lei comprensibile.
Tutti noi addormentandoci sentiamo che siamo soli, troppo spesso soli.
Chi riesce a regalarci momenti di vera compagnia andrebbe tenuto stretto.
Compagnia non significa solo tempo e cose fatte insieme; significa la qualità con la quale queste cose erano, sono e saranno fatte: con una vera intenzione di cura e benessere. Compagnia significa essere reciprocamente creduti per ciò che si è.

Ci hanno cancellato la memoria, miliardi di stimoli: persone, facce, parole… troppo di tutto.
Rimanere nel silenzio da soli sembra una follia, i nostri occhi cercano di aggrapparsi a qualcosa che si muove, che “anima” il nulla che ci compenetra.
Ma ogni tentativo è vano, illusorio, non rimane.
E ripartiamo da capo.

Solo quando saremo capaci di riornare all’accettazione di una condizione di accurata selezione degli stimoli, solo allora troveremo ciò che cerchiamo.
Solo allora inizieremo a vedere davvero.

Purtroppo la risposta inconscia è sempre una: negare.
Ci aggrappiamo alle necessità e ai doveri, a ciò che è obbligo e non “scelta”.


A mio parere, per scegliere, è fondamentale spostarsi su due campi, queste due dimensioni sviluppano senso di identità e di scelta: arte e relazione; relazioni artistiche. Dove con arte si intende il significato più puro che assume questa parola: esprimere se stessi.
Tutto è Arte: anche chiudere uno sportello della macchina può esserlo, se magari, nel farlo, vogliamo stimolare una reazione divertita di chi ci sta accanto e, quindi, chiudendolo con una piroetta, un demi-plié e un inchino fatti con eleganza e ironia, possiamo regalare all’altra persona qualcosa di unico, non comprato ma bensì pensato. Sentito, agito. L’unione tra il dovere e il piacere; una vera dedica, qualcosa di proprio, irripetibile.

Ci aggrappiamo a mostrare la nostra identità attraverso il controllo delle dimensioni del “dovere”, che si trovano nella famiglia, nel lavoro e nei rapporti sociali.
Dovere. Dover dimostrare di essere all’altezza, di essere bravi, di essere belli e buoni: sempre e tutto insieme! Facendo i conti con mille opinioni diverse; pareri, consigli e giudizi di persone che, spesso, non hanno un reale interesse per noi, se non per quello che siamo a loro utili; dotati di una sensibilità empatica pari a quella di un batterio intestinale.

Rimaniamo in balia del mare di persone e cose in cui siamo dispersi e facciamo una fatica bestia a dire a noi stessi: “Basta, cazzo, datti una calmata! Non sarà tempo perso, anzi; il tempo diventerà flessibile e mi darà spazio perché, finalmente, me lo sto dando io stesso”.
Impossibile. Sembriamo programmati per negare ciò che ci fa bene.
Scappiamo dalla serenità, scappiamo dalla crescita graduale.
Gli adulti sono i peggiori bambini: mantengono la parte pretenziosa e pretendono di saper fare tutto subito; se non riescono allora schifano quella cosa.
La parte infantile sana, quella di ricordarsi che si impara da qualsiasi cosa, quella che curiosamente cresce ed evolve giorno per giorno… l’abbiamo dimenticata, lasciata andare.
Ovvio, visto che ce l’hanno fatta vivere come obbligo, come “dovere”; ritorniamo al concetto di prima. Non c’è rimasto niente di questa fase di crescita e apprendimento.
Non abbiamo preso il bello di crescere, ma solo il senso di pesantezza e obbligo.

Cosa rimane?
Cosa rimane, quindi?

Esistono al mondo, forse, una manciata di persone adatte a noi che capiscono questo. Forse…
Ma prima di tutto dobbiamo capirlo noi, non l’eventuale persona che ci sta vicino.

La felicità è nulla, se non è condivisa… non autoprodotta né comprata.

Gli aperitivi, il mare, le vacanze, i viaggi…arriva tutto.
Ma senza questo livello di consapevolezza rimane davvero poco, forse nulla.

La quantità copre ma solo la qualità realizza.

Non stiamo vedendo niente, se guardiamo solo con gli occhi.

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Stacchiamo un pò: indovinello

Ho inventato un indovinello, semplice ma bello.

Non l’avevo mai sentito, gli ho dato forma da solo mentre pensavo a cose mie…
ovviamente tra qualche tempo la riposta a questo giochetto non la conoscerà più nessuno.
I tempi cambiano e, prima che scompaia del tutto, lo lascio a chi gli piace.

Sai qual’è il gruppo musicale preferito di un architetto?


……

………

……………….

The Doors.

… e se volete, rifatevi le orecchie con un gran bel pezzo.

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Tu vò fà l’americano: landing in U.S.A.!

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Citando il maestro Fontana

Mi hai accompagnato per più di dieci anni, quasi quindici e, poi, poco tempo fa ti sei lasciato andare. La tua combinazione tra legno e pelle regalava sonorità pulite e gradevolissime: i tuoi alti limpidi ed esplosivi, le tonalità medie compatte e i bassi profondi e potenti… grazie! Ora mi lasci e, nel farlo, mi doni un ultimo regalo. Le mie mani hanno battuto senza sosta su di te e, ora, il nostro suono esce dalla tua coppa per salire fino al cielo.

Per chi volesse fare un giro nella mia arte:

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Sono l’albero

Sono l’albero.

Il mio cuore è pieno di gioia; ho la fortuna di vedere, ora, con un filtro diverso.

Non capita a tutti, anzi, quasi a nessuno.

Ho trovato la Persona che mi fa sentire un senso, un significato molto diverso dal solito: “più o meno… pressappoco…”.

Una e una sola.

Non serve altro, solo la Tua Persona Speciale, altrimenti soli.

Ora faccio di tutto per non esserlo più, solo; ora inizio a camminare mano nella mano; lascio colpire i miei rami dai raggi del Sole.

Aku – invisibile come un raggio di luce.

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Gli incontri casuali…

Pochi giorni fa avevo affittato un bed&breakfast, era un viaggio già scritto nel mio destino, anche se non è andata esattamente come volevo. Il giorno dopo sono ripartito subito, sono tornato a casa; ero pieno di dolore del mio fallimento e, a tutt’ora, non ho grandi prospettive, a parte recuperare il mio Amore. Non dico il mio “Amore perduto”, perché non ci perderemo mai; dico il mio Amore allontanato. I dolori della vita ci alterano con le loro maschere, non è mai facile costruire una conoscenza, specie se ci si tiene parecchio, come al proprio sangue che scorre nelle vene, come al respiro che continua a riempire i polmoni. Prima di tornare con il cuore a pezzi, il fato mi ha regalato un piccolo momento di serenità. Ho incontrato Francesca, la figlia di Dante Spinotti: tra le altre cose direttore della fotografia di L.A. Confidential e premio BAFTA per L’ultimo dei Mohicani. Un grande artista che ha esportato lo stile e la creatività made in Italy in tutto il mondo.

Grazie Francesca per questo regalo, e grazie per aver apprezzato il mio… la mia Attitudine Inversa.

Attitudine inversa – Rossini Editore. Ordinazione in ogni libreria italiana, come: Mondadori Store  Libreria Feltrinelli  Amazon … …

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il mio libro

Questo non è il mio primo libro, è il “mio” libro. Il titolo? Attitudine Inversa.

Parla della vita: sensazioni, colori, profumi, luoghi insoliti ed esperienze ancestrali, nel corpo e nello spirito. La libertà di scelta è, spesso, una grande illusione quando manca la consapevolezza.

Ringrazio il Gruppo editoriale Santelli Editore e tutto lo staff che mi ha seguito (e continua a farlo per la fase promozionale) con altissima professionalità e competenza.

Questo libro era un atto dovuto; se qualcuno avrà curiosità e coraggio di leggerlo… forse troverà qualcosa: un bagliore, un’intuizione, un’eco che risuona anche dentro gli angoli più nascosti e reconditi del suo spirito.

Acquisto in anteprima per ricevere la copia cartacea, scontata, già dal 4 marzo: Santelli negozio online – Attitudine inversa prima edizione , uscita ufficiale in tutte le distribuzioni italiane il 23 aprile.