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Nel Tempo non “ho” tempo.

Il Tempo non è assolutamente lineare, la scienza lo ha più volte dimostrato. Ne esistono 3 livelli, qualitativamente molto diversi: Chronos, Kairòs e Aiòn.

Chronos è il tempo programmato: vivere ogni istante come lo scorrimento ininterrotto di una organizzazione procedurale che vuole controllare il tempo, occupandolo con ogni cosa possibile.
E’ il flusso in cui gli esseri umani si bloccano.
E’ utile per raggiungere gli obbiettivi ma…non per godersi il percorso e, quindi, la vita. E’ lineare…si illude di esserlo… mentre la vita vera non lo è.
Cercare di aumentare il numero dei successi, il numero delle conquiste, il numero e la quantità delle emozioni vissute, senza dargli una dimensione più consapevole oltre il semplice impulso e più della loro semplice somma, rappresenta la trappola più seducente di Chronos.
La “quantità” di emozioni che pensiamo riempiano il nostro tempo “libero” stanno semplicemente abituandoci all’ottica del continuo raggiungimento di nuovi obbiettivi, compreso quello di viverne “SEMPRE PIU'”; quantità, non qualità.

Kairòs è il tempo vissuto: connettersi con il proprio essere, entrare in uno stato di consapevolezza in cui non è sempre necessario agire per ottenere ciò che si vuole. In alcuni casi basta rimanere espressioni del flusso del tempo, senza doverlo ricondurre a qualcosa che deve avere un ritorno utilitaristico, puramente razionale. Bisogna semplicemente sentire.

Nulla più, senza bisogno di rassicurarci di avere il controllo di ciò che sta accadendo, di poter decidere quanto inizia e finisce qualcosa. Lo decide il tempo, non noi. Più si vive in un stato di Kairòs e più, paradossalmente, ciò che sembra essere statico e lento, improvvisamente diventa molto più fluido e scorrevole…recupera la distanza dalle illusioni di controllo e le supera, mentre queste crollano al primo ostacolo.

Aiòn è il tempo assoluto: non c’è più necessità di sapere se siamo nel presente, futuro o passato; tutto è fuso in uno stato di onnipresenza.
A questo livello ci sono solo le Divinità. I Pianeti dell’Universo respirano dentro questo tipo di linea temporale.

L’essere umano ha accesso ai primi due, il terzo è riservato allo stato Divino, del tutto e del nulla.
Purtroppo, però, spesso ci si ferma a sopravvivere nel primo stato del tempo; è quello più pieno… pieno di bassa qualità, di momenti inespressi e illusioni perdute e, quindi, quello più seducente.
Per godere del secondo livello del Tempo serve tanta autocritica e una forte centratura della propria identità.


Il terzo? Arriverà quando torneremo a ciò di cui siamo fatti…particelle della stessa materia…

polveri di stelle.

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Frequency overdose.

Anche noi abbiamo un’antenna; noi “siamo” un’antenna. Emettitori e ricevitori multisensoriali ma, purtroppo, il nostro senso più importante, il “Senso di noi”, è sepolto molto in profondità, troppo.

Alcuni lo chiamano sesto senso, altri intuito, quasi tutti la chiamano “coscienza”. Si manifesta in precisi attimi, specifici momenti della nostra esistenza in cui percepiamo il nostro sé come dentro una scatola (il corpo), circondato da strutture invisibili (i pensieri) che, come recinti insuperabili, gli impediscono di uscire davvero, di essere libero nel mondo.

Il nostro “senso di essere”, su cui basiamo la responsabilità di darci, appunto, un motivo per vivere un altro giorno ancora, è troppo sottovalutato. Mente e corpo prendono facile possesso di ogni esistenza, se non si capisce lo schema.

Non è forse verso che i principali obbiettivi delle persone sono legati alla soddisfazione dei loro piaceri mentali o fisici? A volte ci illudiamo di essere “la Mente”, facendo sì che la visione della nostra vita e le nostre emozioni vengano realizzate attraverso le capacità razionali, di pensiero e di calcolo; ogni cosa ha un valore, è un gioco di pesi e contrappesi su un’eterna bilancia di valutazione, mai in pari. Altre volte ci chiudiamo nel “Corpo” e vogliamo essere ciò che appare, essere solo ciò che si vede di noi da fuori, dall’esterno; così possiamo gestire la nostra identità come fosse un oggetto da abbellire con i migliori orpelli che ci possiamo permettere e, ottenendo accettazione dagli altri, raggiungiamo il nostro obbiettivo.

A volte siamo schiavi di entrambe le due entità e pensiamo, erroneamente, di essere anche migliori degli altri: mente sana in corpo sano, giusto?

In parte.

Mente sana e corpo sano, certo ma… su quale modello di riferimento?

L’unica cosa su cui ci si può affidare davvero diventa sempre e solo una: la coscienza, il sé. O ci si affida ad altri (ma su quali basi gli “altri” sono effettivamente dotati di qualità migliori delle nostre?) o rimane solo una cosa: l’Anima.

Lo schema di vita, l’unico schema di vita possibile è questo: Anima; al top, in alto, cui seguono mente e corpo, come i vertici della base su cui la nostra Coscienza dovrebbe (deve) contare. Il Picco si manifesta solo attraverso una solida base, altrimenti la costruzione crolla e implode.

Lascio qua un piccolo consiglio se qualcuno avesse voglia di cercare la propria Coscienza, la propria Anima.

Sapete dov’è?

Non si trova tanto lontano… è dentro una piccola ghianda!!!

Una ghiandolina ghiandolosamente ghiandolosa che sta nella nostra testolina matta, ben protetta, al centro di tutto. La connessione tra cervello e spina dorsale; è il nucleo attorno al quale l’esistenza si sviluppa nella sua complessità. Questa ghianda, “la ghiandola” per eccellenza, stimola la ramificazione neuronale e dal suo nucleo si genera ogni altra parte di noi. Pineal Gland: l’unione tra mente e corpo. Ciò che è prima di essi, ciò che è oltre la loro semplice sommatoria; ciò a cui essi dovrebbero sottostare, inchinandosi alla sua prioritaria esistenza.

Ecco qua un breve recap:

https://www.youtube.com/watch?v=tu9azy9Mh_c

Immagini delle formazioni cristalline che ricoprono la superficie della ghiandola pineale:

Abbiamo inondato il mondo di frequenze artificiali, di informazioni ininterrotte e stimoli inarrestabili, infiniti, che corrodono le carni e i pensieri.
E’ ciò che vogliono… confusione continua e perenne incertezza.

Sto solo, proprio per questo. Cerco di fare le mie cose, che sono sensate, che sono sensibili. Delicatissime, ma non deboli; piene di curiosità, voglia di condividere e unicità.

Spero di incontrare un giorno una persona che mi Ami per questo e, necessariamente, che io senta per lei lo stesso senso di protezione e coinvolgimento che ho sentito solo una volta durante la mia vita. Deve vedermi davvero per quello che sono, che non si spaventi di tutta la piacevolissima libertà che porto con me; io la vorrei offrire e condividere e, quindi, “con-vivere” ma… in questa confusione di stimoli insensati, alla fine risulto non idoneo e controcorrente.

Non “cerco” niente, non devo “trovare” niente, non è una caccia al tesoro.

Piuttosto, come antenna, rimango in attesa di una sintonizzazione di frequenze.
Ora mi metto a fare ciò che avevo in mente e, una volta visualizzato il modo, non resta che camminare lungo il percorso.
Andrà come deve andare.

Ho deciso una cosa…
ora userò il blog per qualche canzone. Ogni tanto ne scriverò una e, se ti piace… mettila tu in musica; o trova una persona che abbia piacere a farlo.
Le appoggio qua e, se a qualcuno interessano (ne prenda una o cinque), sono sue.

Metterò l’Anima e la ghiandola pineale in ogni canzone che scriverò, promesso! 😉